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Tribunale - Processo lampo per l'ennesimo uomo imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia

Grazie alla figlia, denuncia marito-padrone…

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Viterbo – (sil.co.) – Se non fosse stato per la figlia grande, probabilmente non avrebbe mai denunciato l’ex marito che per anni l’avrebbe aggredita, umiliata, picchiata, insultata per un nonnulla. È stata lei ad accompagnare la madre dai carabinieri, l’11 aprile scorso. La figlia più piccola, ancora minorenne, è anche lei una vittima. 


Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio


“Sapevo fin dall’inizio che era un prepotente, poi con gli anni e l’abuso di alcol è peggiorato”, ha esordito la vittima, una 55enne che con l’uomo si è trasferita tre anni fa dall’Umbria in provincia di Viterbo proprio su iniziativa della figlia maggiore. Tra i testimoni del processo col giudizio immediato per maltrattamenti aggravati al “patrigno”, entrato nel vivo martedì davanti al collegio, una 29enne in gamba, sicura di sé e determinata, indipendente dalla maggiore età, sposata con figli e mamma lavoratrice, che, dopo l’ultimo tentativo di salvare il matrimonio della madre, l’ha accompagnata dai carabinieri a denunciarlo, 

Bistecche buttate nel secchio. Più che la testimonianza della madre, ha reso bene l’idea del rapporto la testimonianza davanti al collegio della figlia. La 55enne, tuttora molto provata, ha raccontato delle due volte che le ha spaccato la testa fino a sanguinare, degli schiaffi, delle tirate di capelli, dei pugni in testa, delle finestre spaccate, delle bistecche finite nel secchio perché cucinate male . “Se non ti sta bene, Vattene”, sarebbe stato il ritornello, anche davanti alla figlia della coppia, che ha oggi 16 anni. 

“Non campavo più, ma pensavo che non mi avrebbero creduto, sono arrivata a registrarlo nel caso fosse successo qualcosa”, ha detto la donna, che al processo è solo parte offesa. Una vita sprecata dietro un amore tossico, secondo la figlia maggiore della donna. Un marito-padrone. “Quando si sono sposati, io ero ancora bambina e stavo coi miei nonni. – ha detto la figlia – lui da sobrio è l’uomo più buono del mondo, ma se tocca alcolici diventa un mostro. Ho sperato fino all’ultimo che potessero salvare la famiglia, anche perché c’è mia sorella in mezzo”, ha detto.

“Mia sorella ha dovuto assistere a discussioni, alzate di mano, insulti. E pure io, quando andavo da loro. Una volta… ero ancora minorenne e mia sorella dormiva ancora nel lettino… c’era una cena di pesce, di punto in bianco è passato dallo scherzo alla tragedia. Incattivito dall’alcol, ha  lanciato i gamberoni e si è avventato contro mia madre, così mi sono messa in mezzo e l’ho buttato fuori casa. Beh, si è arrampicato sul tetto ed è piombato dentro, bloccando la mamma per picchiarla sul lettino di mia sorella”, ha raccontato.

“Io lo volevo denunciare ma i carabinieri mi dicevano che non potevo perché ero minorenne, mia madre che poteva, invece, non voleva denunciarlo. Poi nel 2022 me li sono portati vicino a casa mia, con la scusa dei nipotini, sperando che servisse a far ritrovare loro la serenità. ma è stato inutile. E siamo arrivati alla primavera scorsa, quando ho accompagnato mia madre in caserma”.

Era l’11 aprile 2025, l’uomo dopo quindici giorni è stato prelevato a casa dai carabinieri e allontanato su disposizione dell’autorità giudiziaria. “La signora venne con la figlia, perché da sola non ce l’avrebbe fatta. La sera prima aveva subito l’ultima aggressione”, ha spiegato uno dei militari che si sono occupati del caso. coordinati dalla procura della repubblica di Viterbo. 

A gennaio, esame imputato, discussione e sentenza. Un processo lampo, dopo l’accoglimento della richiesta di giudizio immediato. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”. 


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20 novembre, 2025

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