Montefiascone – (sil.co.) – Prima di Natale la sentenza del processo a carico di un 53enne di Montefiascone accusato di avere picchiato la ex moglie e il figlio minorenne. L’imputato, a luglio, durante l’interrogatorio davanti al giudice Jacopo Rocchi, ha negato tutto, rilanciando: “Lei è caduta da sola, lui mi ha aggredito”. Secondo l’accusa lo scorso 5 aprile le avrebbe detto, davanti al figlio adolescente: “Tanto anche se ti ammazzo, in galera non ci vado”. Nel giro di pochi giorni è finito agli arresti domiciliari e subito a processo.
Carabinieri e 118 – Immagine di repertorio
Dando la colpa alla gelosia, l’imputato si è detto però profondamente pentito di avere aggredito la ex e l’uomo che stava con lei sul lungolago di Montefiascone, a agosto del 2024. Sul posto intervennero i carabinieri e la donna fu portata in ospedale in ambulanza dal 118 e medicata con una prognosi di cinque giorni.
Il processo col giudizio immediato all’uomo, difeso dall’avvocato Maurizio Filiacci e imputato di lesioni aggravate stalking, è ripreso mercoledì, quando è stato rinviato a dicembre per la discussione. Parte civile la ex, con l’avvocato Luigi Mancini.
La primavera scorsa il 53enne è finito agli arresti domiciliari in seguito all’aggravamento della misura perché, nonostante il divieto di avvicinamento alla meno di 500 metri rafforzato dal braccialetto elettronico, poco dopo la mezzanotte del 5 aprile, avrebbe aggredito fuori casa la donna e il figlio adolescente, pretendendo che gli ridesse la minicar che gli aveva regalato. Quella sera, le avrebbe detto la famosa frase: “Tanto anche se ti ammazzo, in galera non ci vado”.
È accusato anche di avere massacrato di botte il figlio, in un’altra occasione, accompagnato in ospedale dalla madre, secondo la quale l’adolescente ha portato per oltre un mese i lividi procurati dal padre con calci e pugni.
Sentito davanti al giudice la scorsa estate, il 53enne, a parte ammettere il movente della gelosia, ha fatto di tutto per ridimensionare i fatti che gli vengono contestati, negando di avere picchiato il figlio, “è stato lui ad aggredirmi”, e di essersi avventato sulla ex e l’amico al lago, “lei è caduta dalle sola ed è stato lui a spintonare me”.
– Botte alla ex e percosse al figlio, ma lui nega: “Lei è caduta da sola, lui mi ha aggredito”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY