Viterbo – (sil.co.) – Parole in codice per parlare di droga in chat pensando di farla franca. Ma che non sono sfuggite agli investigatori, i quali hanno trovato puntualmente riscontro (sui soliti smartphone) ai sospetti relativi alla gestione di un presunto giro di spaccio, facendo finire nei guai un 48enne.
Carabinieri
A processo davanti al giudice Jacopo Rocchi un presunto spacciatore difeso dall’avvocato Samuele De Santis, per fatti risalenti a quattro anni fa.
Nell’estate del 2021, il 15 luglio, i carabinieri di Viterbo lo hanno trovato in possesso di 4,66 grammi di cocaina, per un quantitativo di principio attivo pari a 2,21 grammi, utile per il confezionamento di 14,78 dosi.
Era invece a Vetralla il successivo 16 settembre, quando gli furono sequestrati 6,81 grammi, per un quantitativo di principio attivo pari a 2,71 grammi, utile per il confezionamento di 18,11 dosi.
Quel giorno avrebbe ceduto più volte e in più occasioni cocaina a un uomo e due donne. All’assuntore, in particolare, avrebbe ceduto tre dosi al prezzo di 50 euro a dose, mentre alle due donne avrebbe. ceduto, rispettivamente, una dose da 0.3 grammi dietro il corrispettivo di 40 euro e una dose da 0.5 grammi dietro il corrispettivo di 50 euro a cessione.
Al termine dell’udienza, nel corso della quale è stato sentito uno dei militari che hanno seguito il caso, il giudice ha rinviato il processo a febbraio. Il 48enne, nel frattempo, come sottolineato dalla difesa, ha intrapreso un percorso presso una comunità di recupero.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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