Viterbo – Ricatto social a sfondo sessuale, vittime una madre sessantenne e il figlio trentenne: “È un pedofilo”. Presunta truffatrice una nuova “amica” con cui il giovane aveva parlato in videochiamata: “Mi ha rubato la faccia, facendo un fotomontaggio”.
Carabinieri
In tribunale la brutta avventura di una mamma parrucchiera e del figlio barbiere, di 60 e 34 anni, residenti in un centro della provincia.
I fatti risalgono all’estate 2021, quando i due congiunti sono stati vittime di un complicato ricatto online, per il quale una donna è finita imputata di truffa davanti al giudice Jacopo Rocchi del tribunale di Viterbo. Il suo nickname su Facebook era Alfonsa Di Genovese. Era il 15 luglio 2021 quando il figlio ha accettato la richiesta di amicizia su Facebook, chattando con Alfonsa Di Genovese la sera stessa in videochiamata, mentre se ne stava sdraiato a torso nudo sul letto.
“Poco dopo lei mi ha mandato un fotomontaggio dove c’era la mia faccia su un corpo di uomo nudo con i genitali in bella vista, dicendomi che se non le davo 3500 euro la girava ai miei contatti. Poi mi ha inviato una foto di una ragazza in un letto d’ospedale, dicendomi che era la sorella malata e ‘devi pagare, i soldi servono per le sue cure”, ha riferito il giovane cui sarebbe stata rubata la faccia, sentito mercoledì come parte offesa, spiegando “il mio viso era stato ricavato da uno screenshot durante la videochiamata”.
Fatto sta che “Alfonsa Di Genovese” gli ha inviato il codice fiscale e il numero della carta PostePay, dai quali gli investigatori sono risaliti all’imputata, intimandogli di pagare. “Ho versato 300 euro, poi sono corso dai carabinieri a sporgere denuncia, ma lei nel frattempo ha mandato la foto a mia madre, trovata sul mio profilo Facebook, la quale ha capito che era un fotomontaggio ed è andata anche lei dai carabinieri a sporgere denuncia”.
L’udienza è proseguita con la testimonianza della donna, che prima di correre in caserma si è spaventata ma non troppo. “Ero al lavoro nel mio salone di parrucchiera quando mi sono trovata la foto di mio figlio a letto a torso nudo col cellulare in mano, accusato di essere un pedofilo. C’era scritto ‘sarà anche un bravo barbiere, ma si sta masturbando davanti a una bambina di 8 anni’. Impossibile, mi sono detta, perché ho subito riconosciuto le lenzuola di flanella coi cuori del letto di mio figlio, che era quindi a casa e a casa non poteva avere davanti nessuna bambina di 8 anni”.
La donna, invece di pagare per salvaguardare l’onore del figlio, ha sporto anche lei denuncia e per la nuova “amica” è finita in tribunale. Prossima udienza a primavera.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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