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Tribunale - In aula, su richiesta della difesa, nomi e cognomi delle presunte amanti del marito

Viaggi, feste e concerti, ma per la ex erano maltrattamenti: “Mi sentivo obbligata”

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Viterbo – (sil.co.) – Viaggi, feste e concerti, ma per la ex erano maltrattamenti: “Mi sentivo obbligata”. È ripreso ieri davanti al collegio con il contro esame della persona offesa il processo per maltrattamenti aggravati in famiglia a un imprenditore della Bassa Tuscia sottoposto alla misura dell’allontanamento col braccialetto in seguito alla denuncia della moglie nell’aprile del 2024.


Viterbo - Francesco Oddi

Tribunale – Il presidente Francesco Oddi


Il difensore ha puntato molto sulle attività che per 17 anni avrebbero caratterizzato la convivenza della coppia, nonostante la donna, che si è costituita parte civile, abbia più volte sottolineato come lei fosse stata se non costretta almeno convinta dal marito a parteciparvi, controvoglia. E siccome la donna ha detto che il marito la tradiva, le ha chiesto di fare nome e cognome delle presunte amanti.

Lungo l’elenco snocciolato dal difensore, dal corso di apnea al ciclismo, dal trekking a una serie innumerevole di viaggi, vacanze e weekend in giro per il mondo. “Era lui che organizzava, io aderivo per nostro figlio”, ha replicato la presunta vittima.

La difesa ha sottolineato come la coppia lavorasse insieme e come l’imputato volesse aprirle un’attività correlata a quella principale di famiglia. “Non sono mai stata pagata per il mio lavoro”, ha detto la parte offesa, spiegando che siccome la sera facevo un corso di inglese online, lui non voleva, perché dovevo fare cose solo per lui e con lui”. 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendola a sporgere denuncia dai carabinieri, risale al 12 aprile 2024. “Lui se ne è andato da solo in Trentino per una settimana e io sono andata in caserma, quando è tornato era pià aggressivo di prima. Mentre stavo dai carabinieri, mi mandava messaggi minacciosi”, ha riferito al collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi, pm Aurora Mariotti. 

La difesa si è anche addentrata nella gelosia tra i coniugi, “ai fini di chiarire quale fosse il rapporto”. “Mai stata gelosa, mio marito aveva la massima libertà”, ha replicato la ex che, incalzata dal legale,  ha ammesso di avergli inviato dei messaggi. “Solo perché lui mi accusava di cose inesistenti, le sue invece erano cose vere”. Al che l’avvocato dell’imputato si è spinto a chiederle di fare i nomi e cognomi delle presunte amanti, nonostante la pm abbia ricordato come la gelosia sia penalmente rilevante, ma il tradimento no. 

In teoria, le presunte amanti, qualora venisse ritenuto necessario, potrebbero essere ora citate come testimoni. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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3 dicembre, 2025

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