Trieste – (sil.co.) – Specialisti delle casseforti, depredavano nel cuore della notte le villette della Trieste bene, seminando per oltre una settimana il panico tra i residenti. No allo sconto “risarcimento”, condanne definitive.
Polizia, squadra mobile
Sono stari arrestati dalla polizia per associazione a delinquere finalizzata ai furti in abitazione l’8 dicembre 2016. A distanza di nove anni, la cassazione ha confermato le condanne inflitte a una banda itinerante di cinque pregiudicati di etnia sinti.
Tra loro un 36enne di Tarquinia, un 37enne di Civitavecchia, un 28enne di Roma, un 47enne di Latina e un 40enne di Orbetello. La loro specializzazione era l’apertura delle casseforti a muro.
I malviventi furono bloccati dagli uomini della squadra mobile giuliana e del commissariato di Duino mentre tentavano di allontanarsi da Trieste a bordo di un’auto a noleggio in cui erano nascosti con cura in un vano appositamente ricavato all’interno del portabagagli arnesi atti allo scasso artefatti e un’ingente quantità di monili provento di furti.
– Furti in appartamento, sgominata banda
Durante la trasferta avrebbero trascorso le notti in zone boschive, sotterrando la refurtiva e gli arnesi necessari per scassinare i serramenti o le porte di accesso delle case colpite.
Gli imputati hanno presentato ricorso avverso la sentenza con cui, il 18 febbraio di quest’anno, la corte d’appello di Trieste li ha ritenuti responsabili di quattro furti di gioielli in appartamento, delitti aggravati dalla effrazione di finestre e dal fatto di aver commesso il reato in più di tre persone, commessi in Trieste il 3 dicembre 2016, condannandoli alle pene ritenute di giustizia.
La difesa ha contestato, tra l’altro, il mancato riconoscimento dell’attenuante del risarcimento del danno alle vittime, ma non è bastato.
“La corte territoriale – si legge nelle motivazioni della sentenza – ha fatto corretto riferimento al compiuto accertamento giudiziale, non condizionato dall’eventuale accettazione della somma da parte del danneggiato, del non integrale risarcimento del danno, anche di natura morale, subito dalle parti offese, considerata la violazione della sfera intima subita a seguito della introduzione nelle loro abitazioni”.
Gli ermellini parlano inoltre di “correi di comprovata esperienza e professionalità delinquenziale, dimostrando un discreto inserimento malavitoso e una capacità criminale tali da non consentire una prognosi favorevole”.
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