Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Sussurri e grida dalla città - Intervista ad Andrea Ceccherini nel suo punto vendita e laboratorio di creazioni in pelle Essere Vento, a via Saffi, tra crisi e nuove opportunità - FOTO

“Il centro storico è in un momento di transizione, ora tocca agli artigiani…”

di Irene Temperini
Condividi la notizia:

Viterbo – Andrea Ceccherini: “Il centro storico è in un momento di transizione, questo è il momento degli artigiani”.
Il laboratorio Essere Vento di Andrea Ceccherini ha aperto i battenti un anno e mezzo fa nel cuore del centro storico, a via Saffi. È un’attività completamente artigianale, fatta di impegno, fatica e gesti ancestrali. Tra crisi e nuove opportunità, il racconto di una situazione in cambiamento, tra residenti che se ne vanno e un turismo che stenta a decollare, ma che è considerata l’unica strada ormai percorribile. Una riflessione a tutto tondo da parte di chi, da Roma, ha scelto Viterbo e la sua provincia per lavorare e per vivere. 

Viterbo - Andrea Ceccherini e il suo laboratorio Essere vento

Viterbo – Andrea Ceccherini e il suo laboratorio Essere vento


Da quanto tempo lei ha aperto l’attività a Viterbo?  
“Sono qui dal 24 agosto del 2024, è un anno e mezzo. Invece sono a Sutri dal 1998, prima di venire qui, ma questo è il mio primo negozio. Prima facevo fiere e mercatini un po’ dappertutto, in Italia e in Europa”. 

Com’è la situazione qui a via Saffi? 
“Io vengo da una precarietà di lavoro, quindi non mi lamento. Per me avere una continuità è già un grandissimo risultato. Quando tu fai le cose tue, quando vendi le cose tue, tu già stai rischiando. Il commerciante fa questo, punta o su una cosa straconosciuta o su una cosa strautile. Invece io vendo cose che non sono né conosciute, perché le faccio io, né utili. Non vanno di moda le cose che faccio: la moda qui la faccio io. L’artigianato è un gioco rischioso, perché vai a scommettere se qualcuno incontra il gusto tuo nel fare le cose, ma se è da trent’anni che faccio questo lavoro e sto qua, vuol dire che qualcuno che ha incontrato il mio gusto l’ho trovato. C’è però da dire che io mi accontento perché per continuare a fare questo mestiere io non ho puntato al massimo guadagno, ma ho continuato a fare questo mestiere. Io vivo con quanto ho. Se ho sei settecento euro al mese per vivere, vivo con quello”.


Quindi questo è il suo primo negozio. 

“Sì, questo è il mio primo negozio, da un anno e mezzo, dopo trent’anni di fiere, mercati, concerti, spiagge in giro per l’Italia e per il mondo. Con diversi colleghi abbiamo fatto un’associazione a Roma che si chiama ‘prendi l’arte’. E con loro, per 10 anni abbiamo organizzato un mercatino di artigiani a Trastevere. Tre giorni al mese e io vivevo tutto il mese con quei tre giorni. Lì c’era un pubblico internazionale, quindi mi bastavano quei quei tre giorni al mese per avere la base per vivere tutto il mese”.

Come è nato questo lavoro?
“Io sono un autodidatta. Ho imparato da solo cucendo a mano coi fili che non volevano niente. All’inizio c’era tanta parte creativa, estetica, e poi piano piano ho aumentato la tecnica”. 

Lei ha visto ultimamente c’è un dibattito sul centro storico, continuano a chiudere attività, pochi giorni fa ha chiuso in via Roma
Officine toscane di Roberto Strabioni. Lei come vede la situazione? Su che cosa pensa si possa far leva per ripartire?
“Allora, innanzitutto mi dispiace che Roberto sia andato via, perché dispiace sempre quando un’attività chiude. Ed è vero anche che il centro storico si sta svuotando di residenti, e non è tanto una questione di servizi, quanto di comodità del vivere. Se prendiamo una giovane coppia con un bambino con passeggino e magari hanno una casa e abitano al quarto piano senza ascensore, preferiscono andare a vivere fuori con le comodità, e tutti i centri storici hanno questo problema. Tutti i centri storici hanno cambiato il tipo di fruizione, Viterbo ancora non l’ha fatto ma sta su quell’onda e lo farà spero presto. Sta cambiando la tipologia delle persone che risiedono nel centro storico. Ci sono ad esempio tanti stranieri che hanno acquistato le case o stanno in affitto. Oppure quelli che non hanno i figli che però amano le travi di legno e quindi pensano ‘bello il centro storico, le case antiche, non c’è il traffico della tangenziale’. È cambiato il tipo di utenti che vive il centro storico. Probabilmente quando si rianimerà di più, perché adesso siamo in una fase transitoria, quella in cui la gente è andata via, le cose miglioreranno. Perché adesso magari ci sono i figli di quelli che avevano le proprietà nel centro storico che hanno ereditato questi beni, ma che non ci vivono e hanno lasciato andare le loro proprietà, e probabilmente non hanno chiesto neanche i servizi. Se io avessi un appartamento qui mi interesserebbe chiedere che la strada avesse la luce, i servizi, e quindi pure le amministrazioni precedenti se ne sono fregate di tutto questo, perché avranno pensato ‘tanto se nessuno mi chiede le cose che le faccio io?’, ecco tutto questo ha comportato un abbassamento del valore degli immobili delle proprietà, sia dei negozi che degli appartamenti. Se qui la strada è curata, il valore degli immobili sale, se ci sono più attività commerciali, anche il costo dei negozi cresce”.

Come si fa secondo lei a invertire la tendenza purtroppo in corso? 
“Secondo me si fa col turismo, il primo anello della catena è il turismo. Quando io parlo con i commercianti, con i negozianti che vendono le stesse cose dei centri commerciali, loro fanno fatica perché qui non c’è una fruizione di gente che viene a comprare i pantaloni oppure la felpa al figlio. Qui devono aprire altre attività, ci devono essere cose diverse”.

Artigianato?
“Eh sì. Questo è il momento adatto agli artigiani, anche perché altri negozi non sopravvivono, sopravvive chi ha un target medio alto e quindi gli basta una due vendite al giorno per fare l’incasso. E poi parlando sempre con gli altri commercianti, mi dicono che prima venivano quelli della provincia a fare compere al centro di Viterbo, ma è logico che adesso non vengano più anche perché se non ci sono i negozi che vengono a fare? Ci vengono una volta in un anno, non 20 volte”.

Viterbo - Andrea Ceccherini e il suo laboratorio Essere vento

Viterbo – Andrea Ceccherini e il suo laboratorio Essere vento


Qui a via Saffi avete fatto un po’ rete tra le attività commerciali, giusto?
“Sì, c’è questo tentativo”.

Con questa realtà che è nata che mette in rete i commercianti di Via Saffi che cosa state facendo e quali progetti avete?
“Mah, io non lo so, sono marginale rispetto a questo. Loro fanno delle piccole attività per cercare di attirare l’attenzione qui, ma secondo me sono dei piccoli palliativi, perchè qui c’è un discorso che va fatto in tutto il centro storico. Ripeto, il primo anello della catena sono i turisti”. 

Questo che dice, puntare sul turismo, è una voce unanime ormai dei negozianti del centro.
“Sì, bisogna attirare il turismo. I turisti vengono qui per vedere la città. Ogni pietra a Viterbo parla, ma se tu non glielo dici che cosa significa quella scala, quella pietra, quella torre… Ad esempio la torre che sta qua davanti ha 800 anni, ma non c’è scritto neanche che cos’è. Tu devi raccontare delle storie. Io nel mio piccolo, quando vado in giro, ad esempio, quando vado a Orvieto e trovo dei cartelli, mi fermo. Il tam tam è il primo biglietto da visita: se io sono stato bene lo racconto agli amici, lo racconto ai parenti.

Se invece mi guardo intorno superficialmente senza avere la possibilità di approfondire, tutto questo non mi lascia niente. Qui ad esempio, mi hanno raccontato che dopo piazza Fani ci passava un fiume sotto, anche se non c’è più tu scrivilo, raccontalo, vendilo il territorio. Io qui sto da solo, ma lo racconto il mio prodotto, tu amministrazione non è che sei solo, hai diverse persone. E allora deleghi, ti interessi, pensi a raccontare la città e quindi metti legende, cartelli, segnali e lo fai in tutta la città. Allora poi vedi che la gente arriva., e quando comincia ad arrivare la gente, questo è il momento di investire, perché se qui funziona, e comincia ad arrivare gente, tu non paghi più in affitto un locale quattro cinquecento euro, tu lo paghi mille – milleduecento euro, e quindi dopo diventa più complicato e più oneroso per un artigiano accedere a questi locali. Quindi direi che questo è il momento, quello degli artigiani. Una catena ha altre possibilità economiche, un artigiano no, quindi questo è il momento degli artigiani”. 

Viterbo - Andrea Ceccherini e il suo laboratorio Essere vento

Viterbo – Andrea Ceccherini e il suo laboratorio Essere vento


Qui comunque lei si trova bene?
“Sì, perché abbiamo fatto una piazzetta carina, c’è il ristorante L’archetto, c’è la signora davanti a me che ha delle cose non artigianali ma molto ricercate. Adesso purtroppo sta chiudendo il negozio del Padel. Spero che arrivi qualcuno che abbia un’idea carina e che voglia rischiare. Io ho rischiato, io lavoravo a Trastevere, qui ci stanno quattro gatti in confronto. Perché ho aperto qui? Perché qua si sta più tranquilli, i costi sono altri, la vita è più tranquilla. Io abito a Villa San Giovanni In Tuscia”.

Quale è il target del suo pubblico? 
“Io lavoro costantemente con i viterbesi, goccia a goccia mi chiedono di fare delle cose, borse cinture, portafogli tutto personalizzato su misura: il mio cliente tipo è il viterbese. Per lavorare di più ci dovrebbe essere più turismo, ma a me non serve un turismo superficiale, il turismo che serve a me è più lento, che sta qui più giorni che guarda, che ascolta. Non quello che fa il giro di due ore si compra il gelato, la pizza e la cartolina di Viterbo. Viterbo è una città che solo superficialmente si vede con due ore, perché qui ogni angolo racconta una storia e il turismo dovrebbe restare molto più di due ore. Io punterei al turismo di più di un giorno, di qualche giorno, magari diminuendo oppure rendendo gratis la tassa di soggiorno in modo da pubblicizzare maggiormente Viterbo e agevolare la permanenza di più giorni. Bisogna richiamare i turisti e bisogna richiamare la provincia al centro di Viterbo perché poi se cominciano ad aprire altre attività artigianali e si spande la voce ‘andiamo un po’ a Viterbo, andiamo a vedere un po’ quello che succede, guarda ha aperto questo, ha aperto quello’. Qui qui ci arriva una percentuale bassa di turisti. Siamo in un momento di passaggio, ma sono fiducioso: ora è il momento degli artigiani”.

Irene Temperini


Condividi la notizia:
26 gennaio, 2026

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-il-nostro-primo-natale-facciamoci-un-in-bocca-al-lupo/