Viterbo – (sil.co.) – “La mamma ha paura di papà”, avrebbe confidato alle amiche della madre una bimba di pochi anni. Quando l’uomo ha minacciato “spacco la testa a tutte e due”, la donna lo ha denunciato.
Era il 13 luglio 2024 e l’ultimo e più feroce dei litigi sarebbe scattato quando la donna ha cambiato la serratura di casa, impedendo all’ex, con cui viveva separata nello steso stabile, di entrare in casa. “Con la scusa della figlia, veniva a casa nostra quando gli pareva”, ha denunciato la ex.
Finito a processo col giudizio immediato davanti al collegio per maltrattamenti aggravati in famiglia, ieri l’imputato, un imprenditore 52enne della bassa Tuscia, assistito dagli avvocati Giovanni Bartoletti e Corrado Cocchi, si è difeso ammettendo di essere andato oltre quel giorno con le parole, ma insistendo nello spiegare il contesto in cui l’episodio si è verificato e negando di avere mai spinto mentre stava su una scala a pioli la compagna con cui ha convissuto 16 anni, lavorando insieme h24. “Stavamo discutendo e se non fossi un tipo atletico, sarei precipitata”, la versione della donna.
Tutta una “macchinazione” della ex, secondo l’imputato, che ha negato con fermezza di averle mai dato un morso. “È una cosa che aveva tirato fuori lei una volta, qualche giorno dopo una lite, ma non è mai accaduto, non c’è mai stato alcun morso. Era diventato un aneddoto della nostra vita, il morso, ma non è mai esistito. lo aveva inventato lei”. La figlioletta della coppia, al riguardo, si sarebbe confidata con le amiche della mamma, raccontando che “papà le ha dato un morso sul braccio.
Ha nel frattempo rimesso la querela la presunta vittima, ciononostante presente in aula, mentre l’ex insisteva nell’indicare nell’abitazione “intestata a lei ma ristrutturata insieme” e in dissidi economici i veri moventi della querela. “Una querela strumentale, scattata dopo che io ho chiuso, perché la convivenza con lei era diventata insostenibile”, ha sottolineato.
Si torna in aula a aprile per la discussione,
– Bimba si confida: “Mamma ha paura di papà” – Lui: “Spacco la testa a tutte e due”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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