Viterbo – (sil.co.) – Tra settembre 2024 e settembre 2025 è stato arrestato in Francia, Svizzera e in Italia. Sempre per maltrattamenti. Sempre ai danni della compagna, picchiandola perfino sulla pancia mentre era incinta e poi davanti al figlioletto di pochi mesi, nato il giorno di San Valentino dell’anno scorso.
Violenza sulle donne – foto di repertorio
Presunto aguzzino un 35enne d’origine tunisina, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, a processo per maltrattamenti aggravati col giudizio immediato davanti al collegio del tribunale di Viterbo, che ieri ha fissato a fine maggio la testimonianza della persona offesa, una connazionale di 23 anni difesa dall’avvocato Rosita Ponticello.
Ultimo atto la sera del 10 settembre dell’anno scorso, quando la famiglia era alloggiata presso il Giovanni XXIII. Siccome la compagna non voleva uscire, l’imputato l’avrebbe riempita di botte, fino a quando una vicina non ha chiamato il 112 facendo scattare l’allarme.
Il primo episodio conosciuto risale invece al 4 settembre 2024, quando la coppia viveva in Francia e la vittima era incinta di quattro mesi. Il 35enne l’avrebbe picchiata su viso, gambe e persino sulla pancia, insultandola “puttana, tua madre è puttana, come tutta la tua famiglia”, al punto che i vicini di casa chiamarono la polizia.
Alla fine del 2024, quando erano alloggiati presso il centro di accoglienza di Orte, avrebbe tentato di strangolare la donna che, ormai in avanzato stato di gravidanza, non voleva farlo entrare in camera perché, come sarebbe accaduto spesso, era completamente ubriaco.
A giugno dell’anno scorso, mentre erano in Svizzera col figlio neonato, la donna lo ha ripreso durante un pestaggio e lo ha denunciato per percosse consegnando il video alla polizia d’Oltralpe. Video che ora è agli atti del processo che si è aperto ieri a Viterbo.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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