Ronciglione – (sil.co.) – Voleva entrare a tutti i costi in discoteca anche se non aveva il green-pass perché dentro c’era la sorella minorenne. Ieri è stato condannato a 10 mesi di reclusione per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale con revoca della sospensione condizionale della pena che gli era stata concessa dieci anni fa dal tribunale dei minori. Il giudice Jacopo Rocchi ha invece assolto il padre.
Carabinieri – foto d’archivio
Si è chiuso così il processo al 28enne di Fabrica di Roma, difeso dall’avvocato Elisabetta Centogambe, che la sera del 13 novembre 2021 è arrivato a tentare di sottrarre la pistola d’ordinanza a uno dei carabinieri intervenuti presso un locale dei Cimini, mentre il padre cinquantenne, difeso dall’avvocato Maria Luisa Piccurilli, saputo che il figlio era stato ammanettato e condotto in caserma, verso mezzanotte ha scavalcato il muro di recinzione alto tre metri della sede della compagnia di Ronciglione per andarselo a riprendere.
Il caos si è scatenato verso le 23 all’ingresso della discoteca dopo il fermo no dell’addetto alla sicurezza all’ingresso senza il pass Covid. L’imputato avrebbe provato a colpirlo con una testata dopo di che è stato condotto fuori dal cancello, cominciando a diventare pericoloso per se stesso, dando testate sul muro e sugli alberi, prendendo a calci le macchine, dando pugni sulle porte.
Nemmeno la sorella minorenne, nel frattempo intervenuta prendendolo a schiaffi, è riuscita a riportare alla calma il fratello maggiore, che all’arrivo dei carabinieri avrebbe dato il meglio di sé. “Voi siete delle teste di cazzo, io sono un Casamonica, vi prendo la pistola e vi ammazzo”, avrebbe urlato, lanciandosi verso la pistola d’ordinanza di un carabiniere, cercando di strappargliela. Inutilmente perché già cinque anni fa le pistole d’ordinanza erano dotate di un sistema di blocco che impedisce che vengano sfilate.
Dopo averlo ammanettato per bloccarlo, lo show è proseguito in macchina e in caserma, sempre tra capocciate sui muri, urla e minacce di morte, dove i sanitari del 118 hanno sconsigliato di sedarlo sospettando un mix di droga e alcol che gli avrebbe potuto procurare un arresto cardiaco, optando per il trasporto in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Viterbo per fargli prima smaltire ciò che aveva prodotto l’alterazione.
Verso mezzanotte il padre si è aggiunto all’incontenibile figlio, che nel frattempo si era tolto le scarpe tirandone una sul naso di un carabiniere, mentre il genitore scavalcava il muro di cinta blindato e alto tre metri della caserma per raggiungerlo. Al che il ragazzo avrebbe tentato la fuga, scaraventando per terra un militare con una gomitata alla tempia e ferendolo a sangue sul labbro.
– Voleva entrare a tutti i costi in discoteca e prova a rubare la pistola a un carabiniere
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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