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Fallimento Schenardi: “Primo Panaccia ci ha messo soldi suoi”

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Viterbo – (sil.co.) – Fallimento Schenardi: “Primo Panaccia ci ha messo soldi suoi”. È emerso durante l’udienza di martedì davanti al collegio del processo  per bancarotta fraudolenta all’ex gestore Primo Panaccia e all’ultimo amministratore dell’epoca, Andrea Porta, quest’ultimo rimasto in carica un anno prima che lo storico caffè di corso Italia chiudesse i battenti. Nel frattempo sarebbero tutti prescritti o quasi i reati tributari. 


Viterbo - Gran Caffè Schenardi

Viterbo – Gran Caffè Schenardi


La società “Antico Caffè Schenardi srl” è stata dichiarata fallita dal tribunale di Viterbo con sentenza del 3 gennaio 2018, mentre sono passati otto anni tra la prima e seconda gestione Panaccia, dal 2004 al 2010 e poi dal 2015 al 2017.

Nel frattempo i giudici del collegio hanno anticipato come i reati tributari siano tutti prescritti o quasi. Era il 2004 quando Panaccia rilevò lo storico locale. Secondo l’accusa, tra il 2012 e il 2015 non sarebbero stati dichiarati redditi per oltre un milione e mezzo di euro e evasi circa 400mila euro di Ires. Sarebbe invece scomparsa la totalità della documentazione amministrativo-contabile della società fallita. 

A Panaccia viene inoltre contestata – nella qualità di legale rappresentante dal 16 settembre 2012 alla dichiarazione di fallimento e comunque procuratore dal 27 agosto 2007 della Pans House srl, dichiarata fallita dal tribunale di Viterbo con sentenza del 12 aprile 2016 – la distrazione nell’aprile 2016 di complessivi 360.751,97 euro, essendo a conoscenza dello stato di dissesto della società.

In questo contesto, la difesa martedì ha sottolineato come  Primo Panaccia abbia depositato tutta la documentazione e abbia messo soldi suoi, “rilasciando una fideiussione personale a copertura dei debiti sociali e saldando debiti col suo patrimonio personale”, dopo di che avrebbe ceduto le quote al nuovo amministratore.

Si è anche parlato di cessione dello storico immobile, nel 2010, per la somma di 628mila euro. Panaccia, nel ruolo di amministratore, avrebbe gestito almeno una trentina di società, dall’apertura, al marketing, alla vendita a soggetti terzi, occupandosi presonalmente del personale e dei fornitori.

Il processo è stato rinviato alla prossima estate per snetire gli ultimi 7 testimoni dell’accusa e la chiusura dell’istruttoria.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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