Viterbo – (sil.co.) – Fallimento Schenardi, è ripreso ieri il processo per bancarotta fraudolenta all’ex gestore Primo Panaccia e all’ultimo amministratore dell’epoca, Andrea Porta, rimasto in carica solo un anno, prima che lo storico caffè di corso Italia chiudesse i battenti.
La società “Antico Caffè Schenardi srl” è stata dichiarata fallita dal tribunale di Viterbo con sentenza del 3 gennaio 2018, mentre sono passati otto anni tra la prima e seconda gestione Panaccia, dal 2004 al 2010 e poi dal 2015 al 2017.
Lo scorso 29 ottobre ha testimoniato per l’accusa una delle due curatrici fallimentari, Alessandra Basile, la prima ad essere ascoltata dal collegio. Ieri è toccato al contro esame della teste da parte dei difensori Enrico Valentini e Marina Bernini.
Bisognerà invece aspettare il 28 aprile per sentire l’altra curatrice, la commercialista viterbese Anna Maria Pinelli. Nel frattempo il presidente del collegio, giudici Francesco Oddi, ha fatto notare come siano prossimi alla prescrizione i reati tributari.
Basile, sollecitata da Valentini, ha confermato un credito non recuperato di oltre 220mila euro che, se fosse stata accolta l’istanza di fallimento nei confronti del debitore, avrebbe consentito alla società di Panaccia di sanare a sua volta il debito con un’altra società.
Era il 2004 quando Panaccia rilevò lo storico locale. Secondo l’accusa, tra il 2012 e il 2015 non sarebbero stati dichiarati redditi per oltre un milione e mezzo di euro e evasi circa 400mila euro di Ires. Sarebbe inoltre stata sottratta e distrutta la totalità della documentazione amministrativo-contabile della società fallita.
A Panaccia viene inoltre contestata – nella qualità di legale rappresentante dal 16 settembre 2012 alla dichiarazione di fallimento e comunque procuratore dal 27 agosto 2007 della Pans House srl, dichiarata fallita dal tribunale di Viterbo con sentenza del 12 aprile 2016 – la distrazione nell’aprile 2016 di complessivi 360.751,97 euro, essendo a conoscenza dello stato di dissesto della società.
Tornando al contro esame della curatrice Basile da parte degli avvocati Valentini e Bernini, la professionista, a proposito dei “prelevamenti” di Panaccia, ha spiegato che gli 80mila euro del 2014 sono stati stabiliti con delibera assembleare nell’ambito della distribuzione degli utili. Sempre nel 2014, il 25 marzo, i soci sono passati da tre al solo Panaccia, al cento per cento.
Nel 2015 la somma è stata di 71mila euro nel 2015 e di 72mila euro nel 2016, stabiliti con delibera assembleare del 12 dicembre 2015, con liquidazione trimestrale a partire da marzo. Tra le contestazioni la distrazione ad aprile 2016 di complessivi 360.751,97 euro, essendo a conoscenza dello stato di dissesto della società.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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