Viterbo – (sil.co.) – Fallimento Schenardi, nel vivo davanti al collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi il processo per bancarotta fraudolenta all’ex gestore Primo Panaccia e all’ultimo amministratore dell’epoca, Andrea Porta, rimasto in carico solo un anno, prima che lo storico caffè di corso Italia chiudesse i battenti.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Enrico Valentini e Marina Bernini. Ieri è stata ascoltata la curatrice fallimentare Alessandra Basile, il cui contro esame è stato rinviato al prossimo 19 novembre. Ci sarà poi da ascoltare anche l’altro curatore fallimentare.
Sono passati otto anni tra la prima e seconda gestione Panaccia, dal 2004 al 2010 e poi dal 2015 al 2017.
La società “Antico Caffè Schenardi srl” è stata dichiarata fallita dal tribunale di Viterbo con sentenza del 3 gennaio 2018.
Era il 2004 quando Panaccia rilevò lo storico locale, nel frattempo trasformato, negli anni più bui della sua storia, in un fast food. Non ha funzionato. Ha fallito pure una delle più note catene mondiali di cibo mordi&fuggi.
Secondo l’accusa, tra il 2012 e il 2015 non sarebbero stati dichiarati redditi per oltre un milione e mezzo di euro e evasi circa 400mila euro di Ires. Sarebbe inoltre stata sottratta e distrutta la totalità della documentazione amministrativo-contabile della società fallita.
A Panaccia viene inoltre contestata – nella qualità di legale rappresentante dal 16 settembre 2012 alla dichiarazione di fallimento e comunque procuratore dal 27 agosto 2007 della Pans House srl, dichiarata fallita dal tribunale di Viterbo con sentenza del 12 aprile 2016 – la distrazione nell’aprile 2016 di complessivi 360.751,97 euro, essendo a conoscenza dello stato di dissesto della società.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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