Viterbo – L’ex marito cinquantenne, finito a processo per maltrattamenti in famiglia, avrebbe convinto Anna (nome di fantasia) a donargli la casa per poi metterla in vendita a un prezzo inferiore al suo valore.
“Appena morta mia madre, non so come, mi ha convinta a donargli la casa familiare, che era mia, e pochi mesi dopo l’ha messa in vendita”, ha spiegato Anna, una 52enne della provincia, all’udienza del 29 ottobre 2024 del processo in cui è imputato l’ex, sposato nel 2005.
Ebbene, Anna ha impugnato in sede civile l’atto di donazione del 7 febbraio 2020 all’ex, da cui ha divorziato nel 2021, assistita dagli avvocati Massimiliano Santaiti e Silvio Ranucci. Ma non è andata come sperava. “Oltre al danno, la beffa”, spiega amareggiata a Tusciaweb la donna, la cui istanza è stata rigettata lo scorso 24 febbraio dal giudice Davide Palmieri.
“Non è giusto – si sfoga la 52enne – appena morta mia madre, il mio ex marito ha ripreso a minacciarmi e ad aggredirmi nel mio momento più debole per portarmi, quasi per sfinimento, ad accettare l’idea di donargli una delle cose alle quali mai avrei rinunciato, la casa di famiglia che con immensi sacrifici i miei amati genitori avevano costruito e poi donato a me, loro unica e amata figlia, per poter vivere una vita matrimoniale felice”.
A fondamento della domanda la 52enne ha premesso che la vita coniugale, fin dalla celebrazione del matrimonio nell’anno 2005, era stata compromessa dall’atteggiamento violento e disinteressato del marito, il quale l’aveva più volte tradita ed aveva posto in essere condotte di percosse, ingiurie, minacce, oltre ad un tentativo di investimento con l’autovettura. Proprio la violenza è stata invocata come causa di invalidità dell’atto di donazione.
Anna, spaventata al punto da temere per la sua vita, sarebbe arrivata a piazzare in casa delle telecamere di sicurezza: “Così se mi succede qualcosa, si sa chi è stato”. Ne è uscita con l’aiuto del parroco.
L’ex, dal canto suo, si è detto vittima di prevaricazione perché: era stato costretto a vivere nella palazzina di proprietà del suocero, che aveva un atteggiamento patriarcale e spesso lo denigrava
anche per la propria passione per la musica. La donazione, a sua detta, sarebbe stata il frutto di un accordo fra le parti.
“Non risulta – si legge nella sentenza – quale sia stato il male ingiusto e notevole minacciato, tale da costringere psicologicamente l’attrice a disporre la donazione che, diversamente, non avrebbe
eseguito”.
Riprenderà nel frattempo a settembre il processo per circa venti anni di presunti maltrattamenti all’ex marito.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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