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Cassazione - Confermata la misura cautelare per spaccio e altri reati - Indagato un militare in servizio nell'hinterland romano

“Droga comprata da uno a Viterbo, ma era cattiva”, carabiniere resta ai domiciliari

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Viterbo – Resta agli arresti domiciliari per droga e altri reati un carabiniere di 55 anni, fino allo scorso ottobre in servizio presso una compagnia dell’hinterland romano. In particolare, è stata ritenuta inverosimile, da riesame e cassazione, la versione difensiva offerta dall’indagato, il quale fa dichiarato di avere acquistato lo stupefacente in passato per uso personale da un soggetto non identificato a Viterbo, di non averlo gradito per l’odore sgradevole e di averlo poi conservato in casa per anni senza consumarlo.


Corte di Cassazione

Corte di Cassazione


Il militare, nell’arma da 25 anni, è finito nei guai in seguito a un’operazione dello scorso 17 ottobre sfociata nel rinvenimento, nell’armadietto della caserma, di un lampeggiante e una paletta; nel capanno di legno situato nelle pertinenze dell’abitazione e nella sua disponibilità esclusiva, di sostanza stupefacente, di segni distintivi, caricatori e cartucce; nella cassaforte della camera da letto, di una tessera dell’Aise e di una placca dorata; in prossimità della cassaforte, oltre che di una carabina ad aria compressa.

Il procedimento trae origine da una perquisizione disposta il 15 ottobre 2025 dalla procura militare della repubblica presso il tribunale militare di Roma, nell’ambito di un separato procedimento per il reato relativo all’impossessamento di attrezzature in dotazione al nucleo investigativo.

Le imputazioni provvisorie riguardano la detenzione a fini di spaccio di 315,68 grammi di hashish e 5,13 grammi di marijuana; la detenzione illegale di una carabina ad aria compressa marca Diana, modello 350, con potenza superiore a 7,5 joule; la detenzione di quindici caricatori e 886 munizioni per armi comuni da sparo; la detenzione illecita di segni distintivi in uso ai corpi di polizia, tra cui una tessera militare recante il logo della Repubblica Italiana e la scritta “Presidenza del consiglio dei ministri-Segreteria generale del Dis-Aise, con la qualifica di “Agente LA”, data di rilascio 13 agosto 2003 e foto in uniforme dell’indagato, oltre a due palette recanti la scritta “Ministero della difesa carabinieri”, una placca di colore oro e un lampeggiante con alimentatore per autovettura.

La cassazione ha confermato l’ordinanza con cui il tribunale del riesame di Roma, lo scorso 26 novembre, ha confermato a sua volta il provvedimento del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Tivoli del 20 ottobre 2025, con il quale era disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari. 

Il giudice del riesame ha osservato che un appartenente all’arma non avrebbe ragionevolmente conservato in casa sostanza che non gradiva né utilizzava e che che le circostanze dell’acquisto erano rimaste prive di qualsiasi dettaglio e che il quantitativo e le modalità di custodia risultavano incompatibili con l’uso personale. 

La consulenza della dottoressa nominata dalla procura, ha accertato un contenuto complessivo di Thc pari a 9.650 milligrammi, corrispondente a 386 dosi medie singole. La droga era conservata all’interno di un armadio metallico collocato nel capanno nelle pertinenze dell’abitazione.

Sul versante cautelare, il collegio ha ravvisato un elevato pericolo di reiterazione, desumendolo dalla lettura unitaria delle risultanze investigative. “Il militare – si legge nelle motivazioni della sentenza del 20 febbraio – nonostante la qualifica di carabiniere, è stato trovato in possesso di droga in quantità rilevante, di armi e munizioni e di segni distintivi di corpi di polizia, circostanze rivelatrici — nella valutazione del giudice del riesame — di contatti con circuiti criminali capaci di fornire documenti contraffatti e di canali di approvvigionamento di stupefacente”.

E’ stata così confermata la misura degli arresti domiciliari, giudicandola “indispensabile per interrompere i legami illeciti dell’indagato” e inadeguata ogni misura di minor rigore che gli avrebbe consentito liberi movimenti e relazioni. Nonostante appartenga alle forze dell’ordine, per l’appunto, da oltre venticinque anni, sia incensurato e abbia ricevuto riconoscimenti per la partecipazione a pericolose operazioni di polizia.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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27 aprile, 2026

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