Viterbo – (sil.co.) – Riverso a terra completamente ubriaco in un bar nell’immediata periferia del capoluogo, aggredisce i poliziotti intervenuti col 118 per soccorrerlo. Non solo. Non avrebbe dovuto trovarsi nel locale, perché colpito l’anno precedente da Daspo Willy, col divieto di accesso per tre anni nei locali pubblici.
Polizia e 118
Protagonista un pregiudicato 39enne d’origine pakistana, residente a Viterbo e difeso dall’avvocato Luigi Mancini, con diversi precedenti per reati contro la persona e il patrimonio, condannato mercoledì dal giudice Jacopo Rocchi a una pena di sei mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale e violazione del Daspo.
I fatti risalgono alla mattina di domenica primo dicembre 2024. La polizia è intervenuta alle 8,40 nel locale, assieme agli operatori sanitari, trovandolo all’interno dell’esercizio pubblico, nonostante l’espresso divieto del questore, notificato all’imputato l’11 dicembre 2023.
Alla vista degli agenti, invece di calmarsi, il 39enne si sarebbe avventato contro i quattro poliziotti della squadra volante intervenuti, tra cui due donne, scagliandosi contro di loro a calci e pugni, e colpendo uno di loro con un cazzotto in faccia, mentre li insultava e li minacciava: “pezzi di merda voi e i vostri familiari”, “vi prendo da soli e vi ammazzo come cani bastardi”, “tanto io faccio come mi pare e vi vengo a cercare”. “siete solo delle merde”, “tutti gli italiani sono merde”.
Non era la prima volta. Già nel mese di gennaio 2023, infatti, era stato denunciato poiché aveva aggredito verbalmente, pronunciando gravi epiteti, gli agenti che erano intervenuti in un bar cittadino a seguito di notizia di un uomo che stava molestando il titolare dell’esercizio e i suoi avventori. Motivo per cui è stato poi colpito dal Daspo Willy, su segnalazione della divisone anticrimine della questura. e sottoposto per tre anni alla misura di sicurezza dell’allontanamento dai locali di intrattenimento.
– Riverso a terra, gli agenti lo soccorrono e lui “ringrazia” sferrando un pugno al volto
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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