Viterbo – (sil.co.) – Intercettazioni dei colloqui in carcere tra gli avvocati e i propri assistiti detenuti, all’astensione nazionale proclamata dall’Unione delle camere penali italiane dall’8 al 12 giugno hanno aderito in maniera massiccia anche i penalisti viterbesi. “Abbiamo fatto pure una spilla da attaccare alla toga, con la scritta ‘intercettateci tutti’ – sottolinea il presidente della camera penale “Ettore Camilli Mangani “provocatoriamente, ovviamente non nei confronti del tribunale di Viterbo, dove come sempre abbiamo incontrato la massima comprensione da parte dei giudico”.
Tribunale – Le spille della camera penale per l’astensione contro le intercettazioni in carcere
“C’è stata un’adesione ampissima, non solo degli associati, ma di molti avvocati penalisti del Viterbese – sottolinea il presidente Sicilia – potremmo dire della maggioranza, ed è importante questa astensione, che non è ‘sciopero’ perché l’avvocato non fa sciopero, si astiene perché ritiene che le regole del gioco siano state alterate”.
“Potremmo dire che l’astensione è l’eccezione, perché prima devi valutare ad esempio se il processo è sulla via della prescrizione e allora non ci si può astenere, oppure se riguarda un imputato che è sotto misura o se è detenuto per il procedimento per il quale cade l’udienza, quindi in questi casi, ovviamente, è vietato assolutamente astenersi. Residuate, diciamo, residuano quindi le ipotesi dei processi, cosiddetti semplici, cioè con imputati e imputati liberi, con imputati anche detenuti, ma detenuti per altri processi, allora in questo caso, ovviamente, l’astensione è libera, ed è un dovere”.
“Perché ci siamo astenuti? Questa astensione – spiega Sicilia – è stata lunga, da lunedì e venerdì, per l’episodio che si è verificato nel carcere di Perugia, dove si è scoperto che nelle salette dei colloqui tra avvocati e detenuti era stato predisposto un servizio di intercettazione. Che sia stata disposta un’intercettazione, è un fatto grave già in sé, anche se in via eccezionale può essere autorizzata dal gip, ma nel caso specifico avrebbero poi intercettato decine e decine di avvocati con decine di loro assistiti“.
Il presidente della camera penale di Viterbo, avvocato Remigio Sicilia
“Una cosa veramente abnorme, perché si sono intercettati gli avvocati come gli assistiti durante i colloqui, e non casualmente per un giorno, per un’ora, ma per più giorni e per una pluralità di avvocati che forse neanche sanno, quindi l’intercettazione è plurima, laddove i colloqui tra difensori e assistiti sono espressioni nella riservatezza globale, un baluardo della difesa, a maggior ragione in carcere“.
“L’avvocato – prosegue – va a parlare di una vicenda procedurale col proprio assistito, che parlando con l’avvocato è come se parlasse con un tecnico, e quindi è impossibile entrare in questo mondo chiuso, che è il colloquio tra l’assistito e il proprio avvocato. È una cosa sacrale, possiamo dire. Non può essere forzato il ministro di culto, il prete e l’avvocato”.
“Il difensore . ribadisce – quando parla col proprio assistito, esprime la difesa nel senso più assoluto del termine, la difesa del proprio assistito dallo stato in primis. Quindi, lo stato garantisce la difesa in ogni stato e grado del procedimento, anche nei colloqui perché lì si prepara la difesa, si preparano le impostazioni. Il fatto che siano stati intercettati decine di avvocati, e decine di assistiti per giorni è gravissimo”.
“I primi turni della polizia giudiziaria – spiega ancora Sicilia – di solito sono 7, dalle mattina alle 7, alle 13, dalle 13 alle 19 e la notte. Ma perché non ce ne sono accorti, non ci se ne è accorti dopo il primo turno o comunque al tramonto del primo giorno e il giorno dopo e ancora il giorno dopo?”.
“L’incontro dell’avvocato è sacrale. Qui lo stato non ha garantito la sicurezza della difesa perché è avvenuto in un carcere, quindi un istituto, un ministro di grazia e giustizia, non ha garantito la difesa ai propri ‘ospiti’, che sono appunto i carcerati che dovrebbero essere in attesa del processo, ovvero dopo il processo, ma con tutte le garanzie della difesa”.
Silvana Cortignani
– Intercettazioni in carcere, sciopero dei penalisti dall’8 al 12 giugno
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