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Tribunale - Preso atto che era soltanto una testa di legno, è stato assolto - Prendeva 1500 euro al mese, 500 dei quali all'intermediario

Autista di ambulanze fa il prestanome come secondo lavoro e rischia tre anni per frode fiscale

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L'avvocato Emilio Lopoi

L’avvocato Emilio Lopoi

Viterbo – (sil.co.) – Autista di ambulanze dell’ospedale Santa Rosa, si trova un secondo lavoro come “testa di legno” e finisce nei guai per frode fiscale.

Mercoledì l’accusa ha chiesto che venisse condannato a tre anni di reclusione. Il giudice, preso atto che si trattava solo di un prestanome, lo ha assolto. 

Imputato un operatore sanitario di 62 anni, difeso dall’avvocato Emilio Lopoi, che nel 2019, accompagnando un infartuato all’Andosilla di Civita Castellana, fece amicizia col figlio del paziente.

“Mi chiese se conoscevo qualche fisioterapista per far fare la riabilitazione al padre”, ha detto al giudice Jacopo Rocchi, durante l’interrogatorio prima della sentenza.

Al processo non se ne è parlato, ma il “datore di lavoro”, che a sua volta sarebbe stato in realtà solo un intermediario, è un viterbese finito ai domiciliari nel 2017 in quanto a sua volta prestanome, nell’ambito di una inchiesta  per una presunta maxi evasione fiscale, una frode carosello mediante importazione di prodotti hi-tech. 

“Ci siamo rivisti al bar per un caffè e gli raccontai che stavo passando un periodo complicato, perché il mio stipendio era quello che era, avevo due figli ancora in casa e mia moglie da sei mesi non veniva pagata al lavoro. Così mi propose di fare come seeondo lavoro l’amministratore di una società, in cambio di una busta paga da 1500 euro al mese, 500 dei quali avrei dovuto darli a lui in contanti”, ha spiegato il 62enne.

“Io non avrei dovuto fare niente, solo mettere il nome, così gli diedi i documenti e fece tutto lui. Non so neanche di cosa si occupasse la società, chi seguisse la contabilità o facesse le fatture elettroniche. È durata per circa un anno, poi è venuta a casa mia la guardia di finanza, che cercava carte, ma io non ho mai avuto carte, infatti non hanno trovato nulla”. 

Non sarebbe stato il figlio dell’infartuato a pagarlo: “Lui mi dava ogni mese la busta paga in cambio dei suoi 500 euro, che prelevavo al bancomat. Solo una volta, l’ho accompagnato a un centro commerciale di Roma dove, nel parcheggio, ha incontrato un uomo, ma io non sono sceso. Poi mi ha detto che era quello che pagava”, ha concluso. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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6 giugno, 2026

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