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Elezioni comunali - Giacomo Barelli (FI) analizza l'esito del voto e mette in guardia dopo le voci su un possibile accordo Forza Italia e civici di Frontini col centrodestra ancora diviso

“Civita Castellana è il fallimento della strategia Romoli e rischia di ripetersi anche a Viterbo il prossimo anno”

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Giacomo Barelli

Giacomo Barelli

Alessandro Romoli

Alessandro Romoli

Chiara Frontini

Chiara Frontini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La sconfitta del centrodestra a Civita Castellana rappresenta uno degli eventi politici più significativi di questa tornata elettorale nella Tuscia. Una sconfitta che non può essere minimizzata né giustificata con analisi di comodo. Al contrario, impone una riflessione seria sulle responsabilità politiche di chi ha guidato le scelte che hanno portato a questo risultato.

Se oggi la sinistra torna a governare Civita Castellana con Danilo Corazza sindaco, gran parte della responsabilità ricade infatti sulla strategia perseguita dal presidente della provincia Alessandro Romoli. Una strategia che, anziché favorire l’unità del centrodestra, ha alimentato divisioni e contrapposizioni interne fino a provocare una frattura che si è rivelata decisiva.

Per mesi il centrodestra civitonico è stato attraversato da tensioni, polemiche e scontri tra componenti che fino a poco tempo prima governavano insieme la città. Da una parte il sindaco uscente espressione di Fratelli d’Italia, dall’altra il vicesindaco uscente espressione di Forza Italia. Una contrapposizione che avrebbe dovuto essere evitata e ricomposta attraverso un lavoro politico serio e responsabile.

Invece si è scelto di alimentare lo scontro interno, trasformando gli alleati in avversari. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un centrodestra diviso, incapace di presentarsi compatto agli elettori e una sinistra che ha trovato la strada spianata verso la vittoria. Non si tratta soltanto di una sconfitta elettorale. Si tratta della perdita di un comune importante, simbolico e strategico per gli equilibri politici dell’intera provincia.

La domanda che oggi molti elettori e amministratori del centrodestra si pongono è semplice: ne valeva la pena? A giudicare dall’esito delle urne, la risposta non può che essere negativa. La strategia perseguita ha prodotto soltanto macerie politiche, rapporti compromessi e un patrimonio di consenso disperso.

Ma il problema più grave riguarda il futuro. Perché ciò che è accaduto a Civita Castellana rischia di non essere un episodio isolato. Nelle ultime settimane si rincorrono indiscrezioni e voci riguardanti possibili interlocuzioni e accordi che coinvolgerebbero anche il sindaco di Viterbo Chiara Frontini. Al di là della fondatezza di queste voci, ciò che preoccupa è la sensazione che la stessa impostazione politica che ha portato alla disfatta civitonica possa essere riproposta anche nel capoluogo. E sarebbe un errore gravissimo.

Le elezioni comunali della prossima primavera a Viterbo rappresentano infatti un appuntamento decisivo non soltanto per il centrodestra ma per il futuro dell’intera città. Dopo anni di amministrazione Frontini, molti cittadini chiedono un cambio di passo, una visione diversa e una guida politica capace di affrontare le grandi questioni che riguardano sviluppo economico, decoro urbano, servizi e rilancio del territorio.

Per costruire un’alternativa credibile servirebbe un centrodestra unito, compatto e concentrato sugli obiettivi comuni. Servirebbe una coalizione capace di valorizzare tutte le sue componenti senza trasformare il confronto interno in una guerra permanente. Servirebbe soprattutto una classe dirigente che metta al primo posto l’interesse della coalizione e dei cittadini piuttosto che logiche di corrente o regolamenti di conti.

Quanto accaduto a Civita Castellana dimostra invece i rischi di una politica che antepone le divisioni all’unità. Se qualcuno pensa di poter esportare a Viterbo lo stesso schema che ha portato alla perdita di Civita, dovrebbe riflettere attentamente sulle conseguenze. Perché il risultato potrebbe essere identico o addirittura peggiore.

La lezione che arriva dalle urne è chiara. Quando il centrodestra si divide, perde. Quando prevalgono personalismi e contrapposizioni interne, a vincere sono sempre gli avversari. Quando si trasformano gli alleati in nemici, il risultato inevitabile è la sconfitta.

Per questo Civita Castellana dovrebbe rappresentare un punto di svolta e non l’inizio di una pericolosa deriva. Chi ha responsabilità politiche a livello provinciale ha il dovere di prendere atto degli errori commessi e cambiare rotta. Continuare sulla stessa strada significherebbe esporre il centrodestra a nuove e pesanti sconfitte.

Le macerie lasciate dalla strategia che ha consegnato Civita Castellana alla sinistra sono già sotto gli occhi di tutti. La speranza è che non diventino il preludio di ciò che potrebbe accadere a Viterbo tra meno di un anno.

Giacomo Barelli


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10 giugno, 2026

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