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Viterbo - Nei giorni scorsi la sentenza di appello che, dopo tredici anni, dà ragione al legale viterbese

Diffamò il procuratore Fip Roberto Alabiso, Corsera condannato a pagare 30mila euro

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’avvocato Roberto Alabiso, per 8 anni a capo della procura federale della Federazione italiana pallacanestro, nel lontano mese di giugno 2013 venne attaccato in modo “scomposto” e diffamatorio da un giornalista del Corriere della Sera, che presente all’interno del palazzo dello sport di Siena durante l’incontro dei play off di serie A1, Siena-Varese, intitolò il suo articolo con le seguenti parole: “Se il procuratore Fip fa l’ultrà!”.


Il tribunale di Viterbo (nel riquadro Roberto Alabiso)

Il tribunale di Viterbo nel riquadro Roberto Alabiso


Ovviamente il professionista viterbese, esente da qualsivoglia circostanza a lui addebitabile, si è tutelato dinanzi alla giustizia ordinaria, ma il tribunale di Viterbo, con una sentenza rigettò le tesi dell’avvocato Alabiso, respinse ogni richiesta di risarcimento danni e condannò lo stesso alla rifusione delle spese di giudizio.

Fortunatamente esiste un secondo grado in ogni procedimento e, nei giorni scorsi, la corte d’appello di Roma, sezione prima civile, riformando integralmente la sentenza del tribunale di Viterbo, con sentenza n. 4116/2026, ha riconosciuto la gravità dell’accaduto ed ha condannato Rcs Mediagroup Spa, ovvero il Corriere della Sera ed il suo giornalista al risarcimento dei danni morali subiti dall’ex procuratore federale del basket per il grave ed ingiustificato discredito provocato, con il pagamento di una somma pari ad 30mila euro oltre interessi e spese processuali per circa 14mila euro.

A ciò si aggiunga l’obbligo per il quotidiano nazionale di pubblicare in bella evidenza il dispositivo della sentenza e le sue motivazioni: si attende tale pubblicazione.

L’avvocato Alabiso, assistito nella intera vicenda dalla collega di studio, avvocata Eleonora Olimpieri, manifestando per intero la sua soddisfazione, ha ritenuto di dover segnalare la circostanza al presidente della Fip, dottor Giovanni Petrucci, che all’epoca dei fatti non fu particolarmente solidale con uno dei vertici della giustizia federale, non comprendendo a pieno la natura diffamatoria di quanto pubblicato, ma oggi tutto è superato da un provvedimento ampiamente motivato rispetto al giudizio di primo grado, dimostratosi errato sia in fatto, che in diritto.

L’unica nota negativa è che per dimostrare le proprie ragioni il professionista viterbese ha dovuto attendere 13 anni, ma il risultato ottenuto supera di gran lunga la delusione iniziale.

Studio legale Alabiso


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13 giugno, 2026

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