Viterbo – (sil.co.) – “Lei era gelosa in modo ossessivo della sua ex e odiava la famiglia di lui”. Lo hanno detto i testimoni della difesa all’ultima udienza davanti al collegio del processo per maltrattamenti aggravati a un militare, assistito dall’avvocato Giuliano Migliorati, la cui relazione con una collega è naufragata dopo dieci anni di convivenza e la nascita di tre figli. Presunta vittima una donna che ha denunciato l’ex il 7 settembre 2024, quando l’uomo. sottoposto al divieto di avvicinamento col braccialetto. avrebbe dato uno schiaffo a uno dei bambini
Violenza di genere – foto di repertorio
“Lei odiava madre e sorella”. In aula marito e moglie, lui collega dell’imputato, che hanno frequentato la coppia fino a tre anni fa. “Nel 2024, lei mi ha scritto che si era rotta un braccio cadendo per le scale e che non sarebbe potuta tornare al lavoro prima di due mesi, ma non che era stato lui. Odiava la sua famiglia, in particolare la sorella che era amica della sua ex, ma anche la madre, di cui diceva che se voleva vedere i nipoti doveva farlo in sua presenza”, ha spiegato la teste.
“Ossessionata dalla sua ex”. “Lei era ossessionata dalla sua ex dopo avere scoperto una loro chat e aveva una totale avversione nei confronti della sua famiglia – ha confermato il marito – entrambi parlavano di litigi, ma in pubblico ho assistito solo a qualche piccola discussione, dove lui non era mai scurrile, al contrario di lei che gli dava, ad esempio, del rincoglionito. Lei mi tormentava in chat ogni volta che lui andava via, per sapere cosa facesse e chi vedesse. Un’altra volta gli ho visto un livido perché lo aveva preso a calci”, ha proseguito, spiegando che l’imputato non aveva il vizio dell’alcol. “Beveva come tutti, nelle uscite tra amici, ma nulla di più”, ha sottolineato in conclusione.
Presunta vittima una 43enne. “Ci siamo conosciuti durante una missione. Dopo otto mesi convivevamo. Fin dal primo anno però mi dava della zoccola e della puttana, mi diceva che avevo le spalle larghe e il culo piatto, che parlavo troppo, che le altre erano meglio di me. Ma io ero innamorata e gli perdonavo tutto”, ha riferito in aula a giugno dell’anno scorso la parte offesa, una 43enne.
“Era un padre-padrone”. “Faceva quello che gli pareva, trascorreva i weekend da solo con i suoi amici, mi ha aggredito due volte ma io l’ho sempre perdonato per amore, anche quando mi ha dato un cazzotto mentre allattavo perchè gli avevo detto che ero di nuovo incinta”, ha proseguito.
“Braccio rotto perché gli ho detto no”. Dal 2022 gli episodi di violenza fisica si sarebbero moltiplicati, così come i lascia e prendi della coppia, fino al 2 aprile 2023: ” Lui voleva fare sesso e io no, perché era ubriaco. Allora mi ha rotto un braccio, ma in ospedale ho detto che ero caduta dalle scale”. Finita la convalescenza sarebbe finito anche il rapporto.
Denuncia dopo schiaffo al figlio. Il 20 agosto 2024, la donna ha registrato i figli: “Mentre mi dicevano che il padre aveva sferrato un calcio sulla schiena di uno di loro per una spinta al fratellino”. Il 7 settembre 2024, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: “È venuto a prendere i figli e io ero al balcone. Lo stesso picchiato pochi giorni prima, gli ha detto che voleva restare e lui gli ha dato uno schiaffo. Si sono messi tutti a piangere e io l’ho denunciato. A me poteva menarmi quanto gli pareva, ma non a loro”, ha concluso.
Si torna in aula il prossimo autunno.
– Dopo anni di violenze, denuncia l’ex solo quando l’ha visto schiaffeggiare uno dei figli
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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