Viterbo – Lite tra famiglie al parco: 8 mesi a mamma e figlia, 3 mesi al genero.
L’accusa aveva chiesto un anno e mezzo ciascuno per le due donne e un anno e otto mesi di reclusione per l’uomo, accusati inizialmente di lesioni e stalking.
Difesi dall’avvocato Luigi Mancini i tre imputati. La moglie e la figlia, di 68 e 41 anni, sono state condannate per lesioni, percosse e minacce. mentre il marito della prima, di 36 anni, solo per minaccia. Alle tre parti civili, assistite dall’avvocato Daniele Saveri, è stato riconosciuto il diritto e chiedere un risarcimento in sede civile.
I fatti risalgono al 17 giugno 2019 e sono avvenuti in un parco nell’immediata periferia del capoluogo. Movente alcuni pettegolezzi di quartiere che hanno mandato su tutte le furie la cpppia, che ha avuto manforte dalla madre della donna.
Parti offese due sorelle e una nonna, aggredite davanti ai nipoti minorenni, due femmine e un maschio, con cui si trovava ai giardinetti.
La 41enne avrebbe detto a una delle due sorelle, una delle quali colpita con un pugno al volto e con un calcio all’addome e finita al Santa Rosa con una prognosi di 5 giorni, frasi tipo “Ti ammazzo puttana. Con te ci faccio l’asfalto e ci cammino sopra”. L’altra sarebbe stata colpita con due schiaffi e spintonata mentre teneva in braccio il figlio di pochi mesi. Il compagno 36enne avrebbe detto in una occasione “io non guardo in faccia se sei uomo, donna o bambino io vi ammazzo tutti”.
Alle due sorelle sarebbero stati anche inviati plurimi messaggi telefonici tramite l’applicazione Whatsapp, consistiti in atti di grave minaccia ed offese, con espressioni del tipo: “non ti fà trovà in giro che t’ammazzo, sei una puttana, troia”, “dove t’acchiappo, t’ammazzo di botte”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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