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Tribunale - Erano imputati di lesioni personali colpose - Vittima un 22enne, che ha riportato una invalidità permanente

Precipitò dai giardini del comune di Viterbo, assolti due dirigenti

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Comune - Il giardino di Palazzo dei Priori

Viterbo – Comune – Il giardino di Palazzo dei Priori

Viterbo – Giovane precipitato in piena notte dal giardino di Palazzo dei Priori, sono stati assolti lo scorso 14 aprile con formula piena, perché il fatto non sussiste, i due dirigenti imputati di lesioni personali colpose. Responsabile civile al processo, il comune di Viterbo. 

La vittima, un ragazzo oggi 26enne che si è costituito parte civile con l’avvocato Claudia Polacchi, sua amministratrice di sostegno,  avrebbe riportato lesioni permanenti di gravissime entità in seguito a quel volo di cinque metri avvenuto attorno alle due della notte tra venerdì 12 e sabato 13 giugno 2020.

Nelle motivazioni si legge che “la predisposizione di guardie o cartelli non rientrava nelle specifiche competenze amministrative dei due dipendenti, né era imposta da norme di legge. La siepe e la recinzione presenti erano già di per sé misure di protezione ampiamente sufficienti a garantire la sicurezza contro eventi accidentali”. 

Il ragazzo, all’epoca 22enne, avrebbe fatto tutto da solo. Avrebbe prima scavalcato la rete che delimita il perimetro del giardino per poi strisciare sul bordo in muratura fino a precipitare nel vuoto da un altezza di oltre 5 metri. Tra i testimoni i tre amici con cui aveva fatto serata. Tra le prove il filmato della telecamera della videosorveglianza che ha ripreso la tragedia.

Il 22enne si sarebbe avvicinato a una siepe di lauro (alta circa 120 cm e spessa 50 cm, rinforzata sul retro da uno steccato in legno e da una rete metallica) e vi si sarebbe lanciato sopra “come eseguendo un tuffo in avanti”. Oltrepassata la barriera, è precipitato nel vuoto per circa 5 metri in un’area privata sottostante, riportando gravissime lesioni che hanno richiesto l’immediato ricovero in terapia intensiva.

Immediato fu l’intervento del 118 e dei vigili del fuoco, che per recuperare il ragazzo si calarono dalla facciata della loggia, per poi affidare il giovane alle cure dei sanitari che l’hanno trasportato a l pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa in condizioni disperate.

L’accusa contestava ai due dirigenti la mancata predisposizione di un servizio di sorveglianza e l’assenza di cartelli che segnalassero la presenza del dirupo dietro la siepe.

“La caduta – conclude la sentenza – non è stata un incidente fortuito, ma l’effetto di una condotta volontaria e repentina della vittima stessa, fortemente condizionata dallo stato di ubriachezza che ha azzerato la sua capacità di comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Per questo motivo, i profili di responsabilità penale sono stati esclusi e i dirigenti sono stati completamente scagionati”.

Davanti al giudice di pace Alessandro Mandolini un uomo e una donna, dirigenti dei rispettivi settori all’epoca dei fatti, finiti a processo dopo due richieste di archiviazione da parte della procura, che non ha ravvisato responsabilità penali in capo agli indagati.

Difesi dall’avvocato Marina Lo Faro di Roma e dall’avvocato Francesco Massatani di Viterbo, come detto, sono stati assolti con formula piena, ovvero perché il fatto non sussiste. Lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione, anche se con la formula “per non avere commesso il fatto”.  

La parte civile aveva chiesto la condanna e il risarcimento dei danni. Il comune di Viterbo, responsabile civile, aveva richiesto l’assoluzione o, in subordine, il riconoscimento del concorso di colpa della vittima per ridurre il risarcimento. 

Silvana Cortignani


Articoli: Precipitò dal giardino del comune, due dirigenti a processo per lesioni colpose – Precipita dal balcone dei giardini del comune, gravissimo giovane


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 giugno, 2026

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