Soriano nel Cimino – Riceviamo e pubblichiamo – Torre di Chia: la sentenza va eseguita, il bene torna alla collettività. Respinta la richiesta di sospensione, la regione Lazio ha avviato il procedimento di reintegra demaniale
L’Università Agraria di Chia ritiene necessario ricondurre al suo esatto perimetro giuridico la vicenda relativa alla Torre di Chia, luogo intimamente legato alla memoria di Pier Paolo Pasolini e al paesaggio storico della Tuscia.
Negli ultimi giorni sono apparse ricostruzioni che rischiano di offuscare il dato essenziale. È stato osservato che la Corte d’appello non si è ancora pronunciata sul merito. Il rilievo, in sé, è esatto: l’appello seguirà il proprio corso. Ma un punto è già stato deciso, ed è quello che oggi rileva. La domanda di sospensione dell’efficacia della sentenza commissariale è stata respinta.
Con sentenza n. 13 del 7 aprile 2025, il commissario per la liquidazione degli usi civici per le regioni Lazio, Umbria e Toscana ha accertato la natura demaniale collettiva dei terreni e dei fabbricati compresi nell’area della Torre di Chia, disponendone la reintegra in favore dell’Università Agraria di Chia e ordinando alla regione Lazio di provvedere. Contro tale pronuncia è stato proposto appello; insieme all’appello è stata chiesta anche la sospensione dei suoi effetti. La Corte d’appello di Roma, Sezione speciale usi civici, con ordinanza del 14 maggio 2026, ha però rigettato l’istanza cautelare.
Gli atti, del resto, hanno una loro sobria ostinazione: restano ciò che sono, anche quando vengono raccontati in altro modo. E gli atti dicono che la sentenza di primo grado è esecutiva; che la sua efficacia non è stata sospesa; che la Regione Lazio, alla quale il Commissario ha demandato la reintegra, ha formalmente avviato il relativo procedimento amministrativo.
È dunque inesatto descrivere la vicenda come una controversia tra privati. L’Università Agraria di Chia non agisce per acquisire un bene a vantaggio di un proprio patrimonio individuale, né rivendica una posizione assimilabile a quella di un proprietario privato. Essa opera quale ente esponenziale della comunità di Chia e gestore del relativo patrimonio collettivo: amministra beni che appartengono alla collettività, ne custodisce la destinazione, ne tutela la funzione nell’interesse dei naturali e dell’ordinamento dei domini collettivi.
Non conduce a conclusioni diverse la scelta compiuta dal legislatore con la legge 20 novembre 2017, n. 168, che ha riconosciuto agli enti esponenziali delle collettività una personalità giuridica di diritto privato. Prima di tale intervento, enti come l’Università Agraria erano qualificati come enti pubblici non economici. Ma il mutamento della veste soggettiva non ha privatizzato i beni collettivi, non ne ha reso disponibile il regime, non ha trasformato la tutela della comunità in una disputa fra interessi individuali.
La natura dell’ente gestore non cambia la natura del bene gestito.
Eseguire la sentenza significa, perciò, restituire la Torre di Chia al godimento della collettività, non trasferirla da un privato a un altro. La pendenza dell’appello non paralizza il titolo; e, dopo il rigetto dell’inibitoria, non può essere evocata come ragione per rinviare sine die l’attuazione della pronuncia commissariale.
In questo quadro, la regione Lazio — Direzione Agricoltura, Area Usi Civici — ha comunicato l’avvio del procedimento di reintegra demaniale degli immobili nel patrimonio collettivo gestito dall’Università Agraria di Chia, ai sensi dell’art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Si apre quindi la fase dell’attuazione ordinata della sentenza: non una nuova sede per ridiscutere ciò che il giudice commissariale ha già accertato, ma il passaggio conseguente a un titolo esecutivo non sospeso.
La restituzione della Torre di Chia alla collettività non è una formula simbolica, né una rivendicazione affidata alla forza della comunicazione. È l’effetto giuridico di una pronuncia attualmente efficace. È il ritorno del bene alla sua corretta destinazione demaniale collettiva.
È il ripristino di un ordine che riconosce nei domini collettivi non un relitto del passato, ma una forma viva di appartenenza comunitaria, responsabilità intergenerazionale e tutela del territorio.
L’Università Agraria di Chia continuerà a seguire il procedimento con fermezza e misura, nella consapevolezza che questa vicenda non riguarda la vittoria di una parte sull’altra. Riguarda, più semplicemente e più profondamente, la restituzione alla comunità di un bene che appartiene alla sua storia, alla sua identità e al suo patrimonio collettivo.
Università Agraria di Chia
– Torre di Pasolini contesa, l’attore Gallinari: “La corte d’appello non ha ancora deciso”
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY