Bolsena – (sil.co.) – Ha patteggiato due anni e 10 mesi di reclusione, convertiti in duemila ore di lavori di pubblica utilità presso il Comune di Bolsena. È la pena inflitta dal giudice Giovanna Camillo, con lo sconto di un terzo per le attenuanti generiche e per il rito, al pusher di Bolsena arrestato per spaccio lo scorso 23 giugno dai carabinieri.
Lago di Bolsena – I carabinieri (foto d’archivio)
L’uomo, assistito dall’avvocato Fausto Barili, è stato processato per direttissima. Il giudice, disponendo la misura cautelare dell’obbligo di dimora in luogo dei domiciliari in accoglimento della richiesta del difensore, ha anche accolto l’ulteriore istanza di autorizzazione a recarsi a lavoro, così da poter proseguire la sua attività.
In casa, oltre alla droga, i carabinieri gli hanno trovato anche un grinder metallico intriso di sostanza, un macinino per tritare le erbe, che viene utilizzato dai fumatori di cannabis. Ma a incastrarlo è stato l’ingente quantitativo di marijuana, hashish e cocaina sequestrato durante la perquisizione domiciliare, oltre alla contabilità dello spaccio.
All’interno dell’abitazione sono stati rinvenuti quasi un etto di cocaina, oltre 700 grammi di hashish, materiale per il confezionamento e oltre 3.700 euro in contanti. Un vero e proprio market della droga, gestito direttamente tra le mura domestiche.
L’operazione ha permesso di ritrovare quasi un etto di cocaina (circa 92 grammi complessivi) suddivisa in due involucri: i primi 5,71 grammi erano appoggiati sul ripiano della cucina, mentre il grosso del carico — ben 86,50 grammi — era stato occultato all’interno di un sacchetto di riso nel ripostiglio, nel tentativo di sfuggire ai controlli.
Nello stesso ripostiglio, nascosto dentro un borsello rosa, si trovava anche il nucleo principale di un importante carico di hashish: tre panetti interi e uno parziale per un peso di 447 grammi, che sommati a quanto già individuato in cucina portano il totale del sequestro a oltre 780 grammi di sostanza. Sul bancone della cucina sono stati rinvenuti anche 7 grammi di marijuana, successivamente risultata di tipo “light”.
A confermare la fitta attività di spaccio, i militari hanno sequestrato tutto il kit necessario per la preparazione delle dosi: un bilancino elettronico di precisione, il grinder metallico ancora intriso di stupefacente, buste di plastica già ritagliate e tre panetti di mannitolo (circa 40 grammi), una sostanza comunemente utilizzata come da taglio.
Nel corso della perquisizione sono spuntati anche 3.780 euro in contanti — di cui 140 euro in cucina e i restanti 3.640 nascosti in un portafoglio sopra l’armadio della camera da letto — ritenuti provento dell’attività illecita. A incastrare definitivamente l’indagato è stato però il ritrovamento di un estratto conto sul quale erano annotati cifre e nomi: un vero e proprio registro contabile della clientela che, secondo gli inquirenti, qualifica senza ombra di dubbio la finalità di spaccio della condotta.
– Market della droga in casa, in manette spacciatore di Bolsena
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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