Viterbo – (sil.co.) – “Quando la moglie lo ha lasciato, lui l’ha cercata ovunque”. È stato difeso a spada tratta da una coppia di coniugi italiani amici di famiglia un 31enne di origine albanese denunciato nell’agosto 2024 dalla moglie per maltrattamenti aggravati in famiglia dopo tredici anni di convivenza e la nascita dei figli. Secondo la donna era stato lui a cacciarla. Ma ora ha ritrattato e lo rivuole a casa.
Violenza – Immagine di repertorio
La donna, una connazionale che si è rivolta a un centro antiviolenza e ha trovato rifugio in casa famiglia coi bambini, lo scorso mese di febbraio ha ritrattato tutte le accuse davanti al collegio. All’ultima udienza l’avvocato Simona Mancini, che difende l’imputato, attualmente detenuto, ha prodotto le prove che lei va a trovarlo regolarmente in carcere e che ha chiesto al magistrato di sorveglianza di concederli gli arresti domiciliari, perché rivuole il marito a casa.
Il marito è finito a processo dopo che lei aveva riferito: “Mi ha cacciata di casa, minacciandomi di morte”.”Non è vero, tra noi c’era stata solo una litigata, ma stiamo bene insieme”. “Vattene da casa, perché non ti sopporto più”, le avrebbe detto in più occasioni. E poi “Se resti qui ti ammazzo”. L’avrebbe terrorizzata. E ancora: “Ti metto la testa sotto i piedi e ti faccio morire schiacciata poi scavò una buca e ti sotterro”. Ma al momento di riferire in aula, ha negato tutto.
Nella querela aveva messo a verbale che il compagno, spinto dalla gelosia ma anche dall’abuso di alcol e stupefacenti, per controllarla l’avrebbe contattata al telefono mentre era impegnata al lavoro facendole videochiamate per vedere cosa stesse facendo e con chi fosse. Non solo, ma le avrebbe anche impedito di uscire di casa, le avrebbe sottratto il telefono per controllarla e le avrebbe impedito di prelevare i suoi documenti e quelli dei figli, che custodiva all’interno di una stanza dell’abitazione chiusa a chiave.
Tutte cose che avrebbe riferito in seguito a un violento litigio, ma che non avrebbero caratterizzato la convivenza. “Lui, quando la moglie se ne è andata coi figli, è andato a cercarla dai carabinieri. Lei si era fatta accompagnare alla stazione, dicendo alla suocera che avrebbe preso un volo da Roma che le aveva prenotato la sorella dall’Albania, per stare qualche giorno coi parenti. Il marito, quando ha scoperto che non era vero, si è messo subito a cercarla”, ha riferito martedì in aula la coppia di italiani amici di famiglia.
Il processo riprenderà in autunno.
– “Mi ha cacciata di casa, minacciandomi di morte”, ma al processo ritratta
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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