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Tribunale - Così la moglie di uno degli imputati ha provato a difendere quattro trentenni accusati di rapina e estorsione in concorso

Studente bullizzato sul treno: “Aveva messo una pistola in mano a una bambina”

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Viterbo – (sil.co.) – Studente bullizzato sul treno: “È solo volato uno schiaffo, perché lui, due settimane prima, su una panchina della piazza di Vignanello, aveva tirato fuori una pistola dallo zaino e l’aveva messa in mano a una bambina di un anno, nipote di uno degli imputati”. Così la moglie di uno di loro, appartenenti a una presunta banda di bulli, ha provato a difendere davanti al collegio quattro trentenni accusati di rapina e estorsione in concorso.


Un treno sulla ferrovia Roma nord

Un treno sulla ferrovia Roma nord


“Scendi da questo treno altrimenti ti ammazziamo di botte”, avrebbero intimato alla vittima, uno studente pendolare di Vallerano, all’epoca minorenne, che avrebbero aggredito in più occasioni, tra il 2018 e il 2019, quando andava a scuola a Civita Castellana.

Il processo è ripreso martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Savina Poli, che ha ascoltato la testimone della difesa, una 24enne all’epoca amica dei componenti del presunto branco e nel frattempo sposata con uno di loro. Una testimonianza, la sua, che ha lasciato perplessi giudici e pm. “Possibile che un episodio del genere non sia stato denunciato, che nessuno se ne sia accorto?”, hanno chiesto alla 24enne, la quale ha ribadito la sua versione, aggiungendo: “Andava in giro con la pistola perché aveva avuto problemi con gente di Civita Castellana e quel giorno l’ha tirata fuori e messa in mano alla bambina”. 

Due degli imputati, A.B. e G.B., una coppia di fratelli di Vignanello con analoghi precedenti, uno dei quali in carcere per la relativa condanna, sono difesi dall’avvocato Paolo Delle Monache. Gli altri due , M.M. e M.P., sono assistiti dalle legali Fiorella Nenci e Federica Ambrogi. .

Tra il 2018 e il 2019, i due fratelli, assieme agli altri due imputati e altri rimasti ignoti, avrebbero preso di mira l’attuale parte offesa, rapinandolo del tabacco sfuso che aveva con sé e anche di un telefono cellulare con botte e minacce, all’interno di un convoglio della linea Roma-Nord, in viaggio sulla tratta Civita Castellana-Viterbo.

“Domattina devi prendere il treno delle 10 per Viterbo e portarmi i soldi… se tu non li porti e fai la denuncia per ciò che ti abbiamo preso, guarda quanti siamo, ti veniamo a cercare e ti ammazziamo di botte”, lo avrebbero minacciato in un’altra occasione, sempre nel 2018, quando la vittima era ancora minorenne, tentando di costringerlo a consegnare loro un’imprecisata somma di denaro. 

Un’altra volta i due fratelli, all’altezza di Fabrica di Roma,  avrebbero obbligato lo studente a dare loro il tabacco, mentre gli altri due avrebbero fatto da palo, ostruendo la porta d’ingresso della cabina dove stava il ragazzo. A.B. lo avrebbe colpito con due pugni sul naso, intimandogli, con tono minaccioso, di consegnargli tutto ciò che aveva.

Condotte analoghe, per l’appunto, sarebbero state poste in essere ai suoi danni anche l’anno precedente, nel 2018, all’altezza della stazione di Soriano nel Cimino, dove avrebbero intimato alla vittima “scendi da questo treno altrimenti ti ammazziamo di botte”, costringendolo a scendere dal treno sul quale viaggiava e con il quale si sarebbe dovuto recare a scuola.

Il processo riprenderà in autunno per sentire l’unico degli imputati che si sottoporrà a esame e la discussione. 


Articoli: Studente bullizzato dal branco in treno, alla sbarra quattro trentenni –  “Scendi da questo treno altrimenti ti ammazziamo”, studente vittima del branco


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 luglio, 2026

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