Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Leggere che dalle “Cene dei facchini di Santa Rosa” è nata l’idea di sostenere due progetti, uno a Viterbo, “Gente di cuore” del dottor Sandro Marenzoni, che aveva subito atti di vandalismo proprio nel centro di assistenza odontoiatrica gratuita per persone in condizioni di disagio, e l’altro per la città di Viterbo, che si trova in Colombia, dove un terremoto, il 10 agosto, ha recentemente provocato morte e distruzione, ha scosso la mia fantasia spirituale.
Mi è sembrato di “vedere” la nostra Rosina uscire dalla sua bellissima casa, nella macchina a Porta Romana, e andare per le strade della sua città. L’ho vista intrufolarsi, con il suo “zinale” ripiegato e gonfio, per le vie del disagio: centro storico? San Faustino? Viale Trento? Piazza del Sacrario?…
L’ho vista mentre, di sotterfugio, cercava di dare una mano, un consiglio, a chi spesso è perduto e si comporta da “perduto”… L’ho vista dare una pacca sulla spalla del dottor Sandro, mio amico dai tempi del liceo, e rassicurarlo che non avrebbe abbandonato il suo laboratorio e i suoi assistiti.
Poi l’ho vista volare e andare in una località che conosco da tempo. Sono stato anni fa a Manizales, nel cui dipartimento, a 73 chilometri, si trova una città chiamata Viterbo. È nel triangolo tra Pereira, Cali e Medellín, dove il recente terremoto ha lasciato segni di dolore e fatica.
Questa città di Viterbo, in Colombia, è stata fondata nel 1911 da padre Nazario Restrepo Moreno, in onore della città in cui era nato monsignor Francesco Ragonesi, nato a Bagnaia, Viterbo, nel 1850, e delegato apostolico in Colombia.
Ricordo che, mentre ero a Manizales per il mio lavoro nel campo della dipendenza da cocaina, mi portarono in una pizzeria dove il pizzaiolo era Giovanni, dalla Calabria, e poi a Viterbo, situata nella valle del fiume Risaralda. Una cittadina da sogno.
Un suggerimento: se capitate da quelle parti, non dimenticate che a Pereira c’è un bellissimo “Parque del Café” e, a Medellín, non potete non andare a vedere “Plaza Botero”, con 23 sculture in bronzo del grande artista e pittore.
Non è difficile sentirsi cittadini del mondo e orgogliosi della propria città, girando e conoscendo. Poi ci si accorge che, piano piano, la propria città si apre al mondo e, nel nostro caso, cerca di seguire i cammini della propria devozione a una giovinetta che diventa simbolicamente metafora di presenza nella vita di chi fa fatica a vivere.
Ho visto la macchina, bellissima, dell’amico Raffaele sciogliersi e trasformarsi in cammini di vita, invadere le corsie della sofferenza umana: anziani, violenze diffuse, giovani sbandati, sofferenti abbandonati alle preghiere, solitudini e depressioni, anche se ben vestite…
Ovunque si apriva lo “zinale di Rosina”, dove il cibo era parola, sostegno, carezza, ascolto… Non solo una macchina, ma una presenza umana viva e rispettosa.
Questa scelta, annunciata dal presidente Massimo Mecarini, mi ha fatto sentire che il “cuore” di Rosina pulsa nella vita dei suoi concittadini e non vola soltanto sugli elicotteri.
Mi piacerebbe incontrare il signor Mecarini per allargare e far volare la visione del meraviglioso lavoro che portano avanti. Vedrò se ci riesco perché, in fondo, sono un viterbese anomalo e un prete di strada non sempre ortodosso, almeno così qualcuno pensa e dice.
Ma io Rosina la amo così, in cammino silenzioso, con la “parananza” aperta. Lo “zinale” di Rosina che esce dai banchi e abbraccia la vita.
Don Gianni Carparelli
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