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Viterbo - La nipote Patrizia Della Rocca questa mattina al funerale del sacerdote officiato dal vescovo Piazza nella cattedrale di San Lorenzo - La lettera di Roberto Talotta, portavoce della comunità cielo ha conosciuto - FOTO E VIDEO

“Mio zio don Giuseppe Giulianelli ha dimostrato che la forza vera è entrare nel cuore delle persone senza far rumore”

di Nicole Tarantello
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Viterbo – “Zio, sei stato rivoluzionario: hai dimostrato che la forza vera è entrare nel cuore delle persone senza far rumore”. Patrizia Della Rocca, nipote di don Giuseppe Giulianelli questa mattina al funerale nella cattedrale di San Lorenzo, presieduto dal vescovo Orazio Francesco Piazza.

Viterbo - I funerali di don Giuseppe Giulianelli officiati dal vescovo Orazio Francesco Piazza - La nipote Patrizia Della Rocca

Viterbo – I funerali di don Giuseppe Giulianelli officiati dal vescovo Orazio Francesco Piazza – La nipote Patrizia Della Rocca


A riempire i banchi della chiesa, il sindaco di Villa San Giovanni in Tuscia Fabio Latini, numerosi nipoti, parenti e persone affezionate al sacerdote, che lo hanno ricordato con dolcezza e dolore. Tante le carezze rivolte alla bara al suo passaggio e le lacrime alle parole di Patrizia Della Rocca, che ha letto una lettera a nome di tutti i nipoti di Giulianelli. Assente invece, la sindaca di Viterbo Chiara Frontini.

Don Giuseppe Giulianelli

Don Giuseppe Giulianelli


“Caro zio, abbiamo scritto queste parole per far capire quanto è stato bello crescere con te. Inconsapevoli di essere stati tutti battezzati da te, eri lo zio a cui regalare polo nere per le festività, quello che tra un gioco e l’altro ci raccontava della chiesa e delle sue storie. Facevamo giri in paese, nei parchi e iniziavamo così a percepire di avere uno zio famoso: tutti ti salutavano con affetto”.

La nipote, ricordando i più bei momenti insieme allo zio e tra le lacrime, ha raccontato di quando ha iniziato a portarli con sé negli ospedali in cui ha prestato servizio: “Piano piano ci hai aperto le porte del tuo mondo e ci siamo accorti di quanto fossi un uomo rivoluzionario: in un mondo in cui si crede che per esser ascoltati bisogna parlare forte e che per essere visti serva un palco, hai dimostrato che la forza vera è esserci senza far rumore. Entrare nel cuore delle persone e aiutare con parole e sorrisi gentili. Ci hai dato sempre tanto coraggio, e anche questa volta, ne facciamo tesoro. Rimani in tutti i sanpietrini che hai calpestato, nei nostri numerosissimi ricordi e soprattutto nei nostri cuori”.

Viterbo - I funerali di don Giuseppe Giulianelli officiati dal vescovo Orazio Francesco Piazza

Viterbo – I funerali di don Giuseppe Giulianelli officiati dal vescovo Orazio Francesco Piazza


Al pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa, don Giuseppe Giulianelli domenica 9 agosto si è spento. Il suo ministero sacerdotale per oltre 40 anni è trascorso  accanto ai malati e al personale sanitario come cappellano dell’ospedale di Viterbo.

Per lungo tempo ha insegnato alla scuola infermieri. Prima di questo incarico però, era stato parroco a Viterbo della parrocchia San Lorenzo e docente di religione in alcune scuole della città. Nel 2020 aveva lasciato l’ospedale e, dopo alcuni anni trascorsi nella casa del clero della diocesi presso il seminario, da circa un anno e mezzo era ospite a Villa Serena a Montefiascone.


“Ognuno deve compiere l’opera che gli è stata affidata da Dio – ha spiegato il vescovo Orazio Francesco Piazza -. Don Giuseppe ha portato in modo esemplare in questo mondo l’amore che Dio riserva ai più fragili, ai deboli e a chi ha bisogno di cura, di carezze. Questo amato sacerdote ha portato avanti i suoi compiti con giovialità e ironia. “Ma va”, diceva sempre. Era buono e fedele, questo è evidente dai talenti che ha messo in campo.

Don Giuseppe ha tracciato la sua vita con gioia. Aveva sempre un sorriso bonario e talvolta furbetto, con la battuta sempre pronta. Non ha mai trattato il bene che dava come un debito da dover riscuotere. La sua morte ci reca tristezza e nostalgia, ma ci resta anche la gioia per il bene che ha fatto. Dobbiamo preoccuparci di come rispondiamo, non di quello che ci viene chiesto. Contano le persone, la vita, e il modo in cui ci rapportiamo, in cui viviamo: questa è la lezione più importante che ci ha lasciato don Giuseppe”.

Nicole Tarantello


– È morto don Giuseppe Giulianelli


La lettera di Roberto Talotta

Carissimo don Giuseppe, oggi, nella maestosa cattedrale di San Lorenzo di Viterbo, gremita di fedeli, amici, confratelli e persone che ti hanno voluto bene, abbiamo accompagnato il tuo ritorno alla casa del padre. La celebrazione presieduta dal vescovo Orazio Francesco Piazza, circondato da tutto il clero della diocesi, è stata un abbraccio corale, un grazie unanime per la tua vita donata senza riserve.

Sei stato un sacerdote di altri tempi, di quelli che non si incontrano più facilmente: semplice, limpido, sempre sorridente, capace di portare una parola buona anche nei momenti più difficili. Nel tuo servizio come cappellano ospedaliero hai incarnato il Vangelo con una dedizione che non conosceva orari. Visitavi i malati giorno e notte, portando loro non solo il conforto della fede, ma anche quello della tua presenza, della tua umanità, della tua inesauribile capacità di ascoltare e rasserenare.

La tua gentilezza era un dono raro, la tua disponibilità una certezza per tutti. Eri allegro, instancabile, profondamente vicino alla gente. Per questo eri conosciuto e amato da chiunque ti abbia incontrato, anche solo per un istante. Oggi, mentre la comunità ti saluta, molti sentono di aver perso un faro di luce: una presenza che riscaldava lo spirito, una medicina dell’anima capace di alleviare le ferite che la vita porta con sé.

Il Buon Dio, ne siamo certi, oggi può contare su un Angelo in più. Ma per noi, che restiamo, questo è un giorno di tristezza profonda, perché si spegne un sacerdote che ha illuminato tante esistenze con la forza della fede e con la bellezza della bontà.

Mi faccio interprete del sentimento comune della nostra comunità: dell’affetto, della stima e della gratitudine verso un uomo che ha vissuto la sua missione con altruismo, sacrificio e totale dedizione. Hai servito Dio servendo gli uomini, soprattutto i più fragili, e questo ti rende degno dell’abbraccio di Cristo Gesù e della memoria riconoscente di tutti noi.

Grazie, carissimo Don Giuseppe, per la tua lezione di vita, per la tua testimonianza cristiana, per il bene che hai seminato senza mai chiedere nulla in cambio. Il tuo sorriso, la tua fede e la tua instancabile carità resteranno per sempre nel cuore di chi ti ha conosciuto.

Con commossa gratitudine, la comunità che ti ha voluto bene.

Roberto Talotta


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11 agosto, 2026

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