Viterbo – Scuola, la sfida della Tuscia: “Meno tagli, più stabilità, la denatalità non sia un alibi”. È da qui che parte l’analisi della Uil Scuola, con la segretaria generale Silvia Somigli, che mette al centro della discussione il futuro della scuola nella Tuscia: organici, precariato, stipendi, sostegno, personale Ata e dimensionamento.
Silvia Somigli, segretaria generale Uil Scuola
Se avesse davanti oggi il ministro dell’Istruzione e avesse la possibilità di chiedergli soltanto tre interventi urgenti per risollevare la scuola, quali sceglierebbe? E quale di questi tre interventi, secondo lei, il Governo sta sbagliando a non fare?
“Se dovessimo indicare tre priorità – dice Somigli -, non avremmo molti dubbi. La prima è un investimento strutturale sugli organici, superando definitivamente la distinzione che continua a produrre ogni anno migliaia di posti precari. Bisogna trasformare i posti che servono stabilmente alle scuole da organico di fatto a organico di diritto, a partire dal sostegno, e utilizzare quei posti per assumere. Non possiamo continuare ad avere esigenze permanenti coperte attraverso contratti temporanei. Inoltre, sollecito il Governo ad accelerare le assunzioni da doppio canale.
La seconda riguarda le retribuzioni e la valorizzazione di tutto il personale scolastico. Docenti, personale Ata, Dsga e dirigenti svolgono funzioni che negli anni sono diventate sempre più complesse, mentre gli stipendi italiani rimangono insufficienti rispetto alle responsabilità richieste. Il contratto 2025-2027 rappresenta un risultato importante perché, per la prima volta dopo molto tempo, la parte economica è stata sottoscritta prima della scadenza del triennio e concentra le risorse disponibili sulla retribuzione. Ma questo non significa che il problema sia risolto. Servono ulteriori risorse pubbliche, la detassazione degli aumenti contrattuali e un progressivo riallineamento delle retribuzioni.
La terza priorità è utilizzare il calo demografico come occasione per migliorare la scuola, e non come giustificazione per ridurne le risorse. Meno alunni dovrebbero significare classi meno numerose, maggiore personalizzazione della didattica, più tempo scuola e maggiore attenzione alle fragilità.
L’errore politico più grave è proprio quello di continuare a considerare la diminuzione degli studenti come un’occasione di risparmio. Per la Uil Scuola, la scuola non è un capitolo sul quale fare cassa. È un investimento strategico del paese”.
Uno dei problemi più sentiti è quello delle cattedre e degli organici. A Viterbo ci sono cattedre che rischiano di non essere assegnate, spezzoni orari o posti che vengono trasformati in supplenze? E quali sono le classi di concorso che presentano maggiori criticità?
“Bisogna fare innanzitutto una distinzione importante. Un conto sono i posti vacanti in organico di diritto, che possono essere utilizzati per assunzioni a tempo indeterminato; un altro sono i posti e gli spezzoni che emergono nell’organico di fatto, che molto spesso vengono invece coperti annualmente attraverso le supplenze.
Ed è esattamente questo il problema che denunciamo da anni: se una determinata esigenza si ripresenta ogni settembre, non siamo più davanti a una necessità temporanea. Siamo davanti a un posto che la scuola dimostra di avere stabilmente bisogno di coprire.
Per quanto riguarda Viterbo, al momento occorre essere rigorosi con i numeri. L’Ambito territoriale ha pubblicato il 12 agosto 2026 le disponibilità aggiornate dell’organico di fatto, sia su posto comune sia sul sostegno, e il 13 agosto gli esiti delle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie. Le procedure che determineranno il quadro effettivamente destinato alle supplenze non sono quindi ancora concluse. Gli stessi prospetti dell’amministrazione precisano che le disponibilità possono subire integrazioni e rettifiche.
L’Ambito territoriale di Viterbo lavora da anni con meticolosa professionalità, non trascurando alcun dettaglio, e non è per nulla scontato. Quindi, un grazie da parte mia e della Uil Scuola per il lavoro che viene svolto quotidianamente.
Quello che possiamo già affermare è che anche nella provincia di Viterbo permane una presenza significativa di disponibilità che dovranno essere coperte. Le criticità non riguardano soltanto alcune classi di concorso della secondaria, ma anche il sostegno, dove il sistema continua a ricorrere in maniera strutturale all’organico di fatto.
Come Uil Scuola attendiamo, appena conclusa la sequenza delle operazioni, un quadro trasparente, classe di concorso per classe di concorso, indicando posti vacanti, posti coperti in ruolo, disponibilità annuali e spezzoni. Solo così si può parlare seriamente di precariato e non attraverso numeri generici”.
Il calo demografico viene spesso utilizzato per giustificare la riduzione degli organici e il dimensionamento scolastico. Ma a Viterbo meno studenti significa necessariamente meno insegnanti? Non sarebbe invece l’occasione per avere classi meno numerose e una scuola più vicina alle esigenze degli studenti?
“È esattamente la posizione che la UIL Scuola sostiene. Meno studenti non deve significare automaticamente meno insegnanti. Il calo demografico è un dato reale, ma la scelta di trasformarlo in una riduzione della spesa è una decisione politica, non una conseguenza inevitabile.
Per l’anno scolastico 2026/27, a livello nazionale, la Uil Scuola ha contestato una riduzione complessiva di circa 5000 posti rispetto all’anno precedente, che colpisce in particolare il potenziamento. Contestualmente, sul sostegno l’incremento strutturale previsto è di appena 134 posti.
Per noi dovrebbe accadere l’opposto. Se diminuiscono gli studenti abbiamo finalmente la possibilità di ridurre il numero degli alunni per classe, intervenire sulle cosiddette “classi pollaio”, personalizzare maggiormente la didattica, rafforzare il tempo scuola e garantire maggiore attenzione agli studenti che presentano difficoltà.
E questo vale ancora di più per una provincia come Viterbo, caratterizzata da un territorio molto esteso, piccoli comuni, aree interne e scuole distribuite su molti plessi.
Non si può ragionare esclusivamente facendo una divisione tra numero degli studenti e numero degli insegnanti. La scuola non è un foglio Excel. Bisogna considerare il territorio, le distanze, la dispersione, la presenza di alunni con disabilità, le situazioni socioeconomiche e la necessità di garantire lo stesso diritto all’istruzione a chi vive nel capoluogo e a chi vive in un piccolo comune.
La Uil Scuola ha espresso su questo una posizione inequivocabile: la denatalità deve diventare un’opportunità per avere classi meno numerose e una scuola migliore, non il presupposto per ulteriori tagli”.
C’è poi il tema del dimensionamento, particolarmente delicato nei territori della provincia. Accorpare istituti e ridurre le autonomie scolastiche è una scelta inevitabile davanti al calo degli iscritti oppure rischia di impoverire ulteriormente i piccoli comuni e le aree interne della Tuscia?
“Per la Uil Scuola non è affatto inevitabile. Siamo stati e continuiamo ad essere nettamente contrari a una politica di dimensionamento costruita prevalentemente su parametri numerici e finanziari.
In una grande città, accorpare due strutture può avere una determinata conseguenza. Farlo in una provincia come Viterbo può voler dire creare istituzioni scolastiche con plessi distanti decine di chilometri, comuni differenti, una maggiore complessità amministrativa e organizzativa e maggiori difficoltà per famiglie e lavoratori.
Nei piccoli comuni, la scuola non è semplicemente un edificio nel quale si svolgono lezioni. È uno dei principali presìdi dello Stato sul territorio.
Quando si perde un’autonomia scolastica, magari sulla carta il plesso rimane aperto, ma si allontanano progressivamente direzione, segreteria, capacità decisionale e rapporto diretto con la comunità locale.
La Uil Scuola lo ha detto con grande chiarezza: i processi di dimensionamento finiscono per produrre meno autonomie e riduzioni di personale, mentre nelle aree interne una scuola rappresenta spesso un presidio sociale e culturale decisivo contro lo spopolamento e la povertà educativa.
Per questo chiediamo che la Tuscia venga valutata per quello che realmente è. Non bastano le soglie numeriche, devono entrare nei criteri la distanza tra i comuni, la viabilità, i tempi di percorrenza, la presenza dei servizi pubblici e la condizione delle aree interne.
Non possiamo combattere lo spopolamento chiudendo o indebolendo proprio i servizi che permettono alle famiglie di restare nei territorio”.
Passiamo agli insegnanti: quanto pesa ancora il precariato nella provincia di Viterbo? E com’è possibile garantire continuità didattica agli studenti se ogni anno una parte degli insegnanti cambia scuola o arriva con una supplenza?
“Il precariato continua a pesare molto e non è un problema nato oggi. È diventato una componente strutturale del funzionamento della scuola italiana.
La Uil Scuola stima a livello nazionale oltre 250mila lavoratori precari e denuncia un meccanismo nel quale persone indispensabili al funzionamento delle scuole vengono licenziate a giugno e richiamate a settembre. Anche Viterbo vive questo fenomeno.
E la contraddizione è evidente: da una parte diciamo che la continuità didattica è fondamentale, soprattutto per gli studenti più fragili; dall’altra manteniamo migliaia di posti strutturalmente precari e obblighiamo una parte del personale a cambiare sede ogni anno.
La continuità didattica non si garantisce attraverso uno slogan o vincolando un lavoratore precario a una determinata scuola. Si garantisce stabilizzando il personale.
La nostra proposta resta quindi quella di trasformare l’organico di fatto in organico di diritto, assumere sui posti effettivamente disponibili, semplificare le procedure di reclutamento e valorizzare il servizio svolto da chi da anni lavora nella scuola.
Se un insegnante serve per cinque, sei, dieci anni consecutivi, il problema non è più capire se quel posto serve. Il problema è avere la volontà politica di renderlo stabile”.
Vorrei affrontare anche il tema del sostegno e il personale Ata. Nelle scuole della Tuscia, ci sono abbastanza insegnanti di sostegno, collaboratori scolastici e personale amministrativo per garantire un servizio adeguato? E cosa succede concretamente quando queste figure mancano?
“Sul sostegno, il problema è innanzitutto strutturale. La Uil Scuola continua a chiedere la trasformazione dei posti di sostegno in deroga e dell’organico di fatto in posti stabili di organico di diritto, perché non è accettabile che una necessità che riguarda lo stesso studente per più anni venga trattata amministrativamente come se fosse temporanea.
Nel 2026/27, a fronte di una riduzione nazionale complessiva degli organici, l’incremento strutturale del sostegno previsto dal Ministero è stato di soli 134 posti: per noi è chiaramente insufficiente.
Serve inoltre personale specializzato e adeguatamente formato. Il diritto dell’alunno con disabilità non può dipendere ogni settembre dalla possibilità di trovare un docente disponibile.
Sul personale Ata, il quadro è altrettanto preoccupante. Per il 2026/27, il ministero ha previsto a livello nazionale una riduzione di 2174 posti Ata, passando da 196mila 477 a 194mila 303 unità. La Uil Scuola ha contestato questa scelta perché le scuole hanno bisogno di più personale, non di meno personale.
E abbiamo già un dato molto significativo anche per Viterbo: dopo la mobilità, il prospetto ufficiale dell’Ambito territoriale del 19 giugno indicava, solo tra i collaboratori scolastici, un organico provinciale di 700 posti a fronte di 567 titolari, quindi 133 disponibilità in quella fase delle operazioni.
Questo dato non significa automaticamente 133 supplenze definitive, perché successivamente intervengono immissioni in ruolo, utilizzazioni, assegnazioni e altre operazioni. Ma fotografa bene quanto sia ampio il fabbisogno da coprire prima dell’avvio dell’anno scolastico.
Quando manca un collaboratore scolastico non manca semplicemente “una persona che apre una porta”. Aumentano i problemi di vigilanza, sicurezza, assistenza agli alunni, gestione dei diversi piani e plessi e supporto agli studenti con disabilità.
Quando manca un assistente amministrativo rallentano segreterie, contratti, graduatorie, ricostruzioni di carriera, pagamenti e tutta la macchina amministrativa. Quando manca personale tecnico, nei laboratori si riduce concretamente la possibilità di svolgere attività didattica.
E quando manca un docente di sostegno, dietro il numero c’è un alunno che rischia di non ricevere il supporto al quale ha diritto.
Per questo respingiamo l’idea che il personale Ata possa essere considerato una voce residuale. Come abbiamo sempre sostenuto, i docenti fanno didattica, ma senza il personale Ata la scuola materialmente non funziona.
La posizione della Uil Scuola di Viterbo è quindi semplice – conclude Somigli -: meno tagli, più stabilità, organici costruiti sui bisogni reali delle singole scuole e particolare tutela dei territori periferici delle aree interne della Tuscia”.
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