Viterbo – (sil.co.) – È stato rinviato a causa dell’astensione dalle udienze proclamata dai penalisti il processo a carico della quarantenne viterbese accusata di violenza sessuale ai danni di un amico del figlio, all’epoca dei fatti quindicenne.
Il dibattimento, che vede la donna difesa dall’avvocato Giuliano Migliorati, sarebbe dovuto entrare nel vivo lunedì davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, ma la protesta dei penalisti ha fatto slittare la testimonianza chiave della vicenda. Sarà infatti ascoltato direttamente alla prossima udienza il giovane, presunta vittima e parte offesa nel procedimento, oggi ormai maggiorenne.
I fatti risalgono all’estate del 2021, tra luglio e settembre. Secondo l’impianto accusatorio, la donna avrebbe iniziato ad abusare dell’adolescente dopo che il figlio le aveva confidato uno scambio di foto intime avvenuto con l’amico. Sfruttando questa informazione, la quarantenne avrebbe minacciato il quindicenne di rivelare alla madre la sua presunta omosessualità se non avesse ceduto ai ricatti, costringendolo – secondo le contestazioni – ad avere con lei rapporti sessuali quotidiani.
Il giovane, che ha scelto di non costituirsi parte civile, attende ora la nuova data fissata dal tribunale per rendere la propria deposizione in aula.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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