Acquapendente – Business della vendita di armi on line, a giudizio una famiglia di imprenditori dell’Alta Tuscia specializzati nel settore cui è stato sequestrato un arsenale di armi illegali.
Era l’estate del 2020 quando un uomo di Civita Castellana, residente con la famiglia in campagna, pur avendo il porto d’armi. per paura di sparare a qualche malintenzionato, ha comprato online un taser convinto che fosse di libera vendita scoprendo a sue spese che era invece uno storditore elettrico di quelli in uso alla polizia americana, vietati in Italia.
Per quell’acquisto è finito sotto processo e lunedì ha testimoniato davanti al collegio nell’ambito della stessa vicenda per cui sei anni fa è finito nei guai. “Ho fatto l’acquisto sul sito Military World – ha spiegato – dopo avere chiamato un numero di Roma dove mi hanno detto che era di libera vendita e che bastava essere maggiorenni. Feci il bonifico e il taser mi è arrivato a casa col corriere”.
Un portale a gestione familiare. Digos, carabinieri e guardia di finanza hanno scoperto che quel sito, Military World, con sede della società a Bucarest, in Romania, faceva capo a un imprenditore di Acquapendente, con residenza nel paese dell’est Europa, i cui figli (un maschio e una femmina) e la cui sorella, residenti invece nell’Alta Tuscia, sono tuttora a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi in seguito alle indagine.
Nrl 2017, in seguito a una perquisizione a carico del padre e fratello degli imputati, fu sequestrato un arsenale di 6mila armi bianche, tra cui 600 taser capaci di “sparare” scosse elettriche fino a 10 milioni di Volt, 100 manganelli della polizia di stato con matricola abrasa, 400 spray urticanti in uso alle forze di polizia statunitensi e 2mila cartucce calibro 9.
Carabinieri – Alcune delle armi sequestrate
Nell’ambito delle indagini, partite dalla Digos di Vercelli che ha sequestrato oltre 200 taser comprati sul sito Military World e rivendute a ignari acquirenti, nel 2018 è stato sequestrato nell’Alta Tuscia un deposito abusivo con oltre 10mila armi illegali e sono stati oscurati due siti internet attraverso i quali venivano venduti taser, spray antiaggressione, fionde, tirapugni, coltelli, pugnali e katane.
I due figli e la sorella dell’imprenditore sessantenne di Acquapendente sono imputati di commercio illegale, perché vedute senza licenza, di armi, anche vietate in Italia. Gli inquirenti hanno scoperto anche tre canali Youtube sui quali dei minorenni si sarebbero vantati dell’acquisto di armi bianche dal suddetto sito internet, fornendo feedback estremamente positivi sull’affidabilità del venditore.
“Era facilissimo comprare armi, bastava essere maggiorenni”, ha confermato martedì alla pm Paola Conti un agente della questura di Roma, simulando l’acquisto di un taser sul portale.
Nel deposito abusivo, come confermato in aula da un corriere che effettuava quasi quotidianamente le consegne – il quale credeva si trattasse di armi da softair – i carabinieri hanno trovato numerosi pacchi tra i 10 e i 20 chili di peso pronti per essere spediti, tramite un altro corriere, in varie parti d’Italia, nonché ordini di acquisto e materiale di imballaggio. I nomi degli acquirenti sono stati invece rintracciati grazie al consulente informatico nominato dalla procura, anche lui sentito al processo.
Silvana Cortignani
Carabinieri – Una delle armi sequestrate
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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