Vetralla – (sil.co.) – Brandisce una zappa contro il figlio, padre finisce a processo per minaccia aggravata.
L’episodio, avvenuto cinque anni fa a Vetralla, risale alla sera del 27 luglio 2021. Erano circa le otto quando i carabinieri della locale stazione si sono precipitati sul posto in seguito all’allarme lanciato dal ragazzo, all’epoca 23enne, trovandolo sotto l’abitazione assieme alla madre e altre persone, mentre il genitore era all’interno ubriaco.
“Il figlio aveva ricevuto un colpo alla testa e noi gli proponemmo di attivare il percorso rosa previsto nei casi di violenza domestica, ma lui rifiutò”, ha spiegato il comandante al giudice Jacopo Rocchi.
Il figlio, oggi 28enne, pur ammettendo lo spavento, ha ridimensionato l’accaduto, sottolineando che il padre ha inveito contro di lui dal balcone tenendo la zappa in mano.
“Era un periodo particolare – ha sottolineato il 28enne – mia madre, dopo un ricovero, era stata dimessa proprio quella mattina dall’ospedale e c’erano tensioni in famiglia. Con mio padre abbiamo avuto una discussione e quando l’ho visto in quel modo, mi sono spaventato. Ho avuto paura e ho chiamato in soccorso i carabinieri, che hanno risolto la situazione. Ma non ho sporto querela. Papà aveva una zappa in mano, ma lui era sul balcone e io sotto”.
Il difensore del genitore, avvocato Luigi Mancini, ha spiegato durante la discussione come la presunta zappa non sia mai stata trovata. E il giudice, dopo una breve camera di consiglio, facendo cadere l’aggravante dell’oggetto atto a offendere, in assenza di querela, ha assolto l’imputato, chiudendo dopo cinque anni la vicenda.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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