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Roma– (sil.co.) – Si è indagato anche nel Viterbese per l’omicidio del capo ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli detto “Diabolik”, 53 anni, avvenuto il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti a Roma.
Come è noto, ieri mattina, è stata eseguita da carabinieri e polizia un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, chiesta dalla Dda di Roma, nei confronti di 7 persone accusate, a vario titolo, di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.
Indiziato come mandante apicale Michele Senese storico capo dell’omonimo clan che, secondo gli inquirenti, avrebbe fornito l’assenso preventivo determinante per uccidere Piscitelli.
Tra gli indagati finì a suo tempo un noto pregiudicato romano residente a Nepi, un 51enne a processo a Viterbo perché, nel 2019, avrebbe preteso 50mila euro per pagarsi la difesa da due imprenditori viterbesi, titolari di un esercizio commerciale nella capitale.
Il suo nome è stato associato marginalmente dagli inquirenti a contesti criminali contigui a Roma, ma non risulta destinatario dei recenti provvedimenti di cattura relativi ai vertici del clan Senese per l’omicidio di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli.
Nel registro degli indagati era stato iscritto non per il delitto in sé, ma perché avrebbe fatto parte di un’associazione a delinquere di spacciatori finita nel mirino degli inquirenti durante le indagini.
Gli investigatori passarono al setaccio la lista di invitati al matrimonio della figlia di Diabolik, celebrato il precedente mese di luglio all’Ara Coeli, la basilica sul colle del Campidoglio, seguito da un fastoso ricevimento proprio in una villa di Nepi.
Dopo il no alle esequie pubbliche per Piscitelli, per “motivi di ordine pubblico”, fu invece ventilata la possibilità che i funerali, poi tenutisi a Roma, si svolgessero a Viterbo.
Il 51enne nel 2016, colpito da ben cinque mandati d’arresto europei, era stato catturato in Olanda ed estradato in Italia per estorsione e traffico di droga. Nel 2022 è stato uno degli indagati dell’operazione “Tabula Rasa” che ha portato allo smantellamento di un’organizzazione criminale dedita allo spaccio.
Nell’autunno del 2024 è stato arrestato dalla mobile della questura di Viterbo a Nepi perché doveva scontare una condanna a quasi 5 anni di reclusione per spaccio di droga, truffe e falso.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


