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Tribunale - Imputato di maltrattamenti in famiglia un 48enne - "Prepotente e aggressivo", anche secondo l'assistente sociale

Picchia il figlio, va a cercare la ex scappata con due bimbe e la minaccia: “Ti sparo tra le gambe”

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Paolo Delle Monache

Paolo Delle Monache

Viterbo – (sil.co.) – Picchiata quotidianamente dal compagno, a novembre dell’anno scorso, dopo 23 anni di convivenza, è scappata di casa con le due figlie minori della coppia e lo ha denunciato per maltrattamenti a lei e ai danni dei suoi quattro figli.

Poche settimane dopo l’uomo, un pregiudicato 48enne viterbese, è finito in carcere, dove si trova tuttora, per una minacciosa trasferta in Toscana ed è processo  per avere picchiato il figlio maggiore, di 24 anni, rimasto inizialmente col padre, per proteggerlo, perché aveva minacciato di togliersi la vita con la pistola che teneva sotto il cuscino.

Quando anche il figlio ha deciso di andarsene, sarebbe scattato un feroce pestaggio, finito per il giovane in ospedale. Non contento, il 10 dicembre, l’imputato avrebbe minacciato la moglie  con un messaggio, “ti sparo tra le gambe”, quindi sarebbe andato a cercarla in Toscana a casa della suocera, dove la ex si era rifugiata. 

Il processo per maltrattamenti in famiglia al 48enne, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, è ripreso davanti al giudice Jacopo Rocchi, che ha sentito un’assistente sociale del comune di Viterbo, un carabiniere della provincia di Grosseto e alcuni conoscenti e familiari  per chiarire l’episodio avvenuto in Toscana, dove l’uomo si sarebbe effettivamente recato, senza riuscire a trovare la compagna in fuga.

La donna avrebbe riferito ai testimoni di essersene andata e di essersi nascosta in seguito ai continui pestaggi e richieste di denaro, mostrando anche una foto che ritrae una donna di cui non si vede il volto con un grosso livido sul fianco e un tavolo apparecchiato con le presunte droghe di cui l’imputato avrebbe fatto uso. 

“Prepotente, violento e aggressivo”, così ha invece descritto l’imputato l’assistente sociale del comune di Viterbo che seguiva il nucleo familiare, sia per un sostegno economico, sia per seguire il percorso scolastico dei figli. “Si  comportava in modo aggressivo, anche se solo verbalmente, pure con me, quando veniva in ufficio – ha spiegato – ma la compagna mi ha parlato dei maltrattamenti solo dopo i fatti avvenuti in Toscana quando lei lo ha lasciato e lui ha poi picchiato il figlio”.  La testimone, che ha visionato il referto dell’ospedale, ha detto che i sanitari parlano di “escoriazioni alla testa, ma non di tagli”. 

Lo scorso luglio la sorella 25enne, nata da una precedente relazione della madre ma cresciuta con la famiglia, ha riferito di essere stata picchiata solo una volta. “Avevo 16 anni e, piena di lividi, sono andata a vivere coi nonni e con la zia per 2-3 anni poi mi sono fatta una vita mia. L’ho visto dare botte a tutti, mia madre aveva sempre i lividi e picchiava forte mio fratello, che ha riportato le maggiori conseguenze. Solo le sorelle piccole continuavano a volergli bene”, ha spiegato. 

Secondo la compagna, i pestaggi sarebbero stati una costante da dieci anni, a partire dal 2015, con una escalation negli ultimi cinque anni. “Mi prendeva per i capelli, mi tirava le cose, mi sbatteva al muro, mi dava pugni in faccia, mi diceva di tutto anche davanti ai figli. Gli ultimi mesi sono stati un inferno”, ha detto la donna, che non si sarebbe mai recata al pronto soccorso “per paura”. Dopo che se n’è andata con le due figlie minori e lo ha denunciato, l’imputato le avrebbe mandato a dire dal fratello che, se la trovava, le avrebbe sparato in testa con la pistola e avrebbe ucciso anche le bambine.


– Botte quotidiane, scappa con due bimbe e lo denuncia: “Era un inferno”


Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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25 settembre, 2026

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