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Soriano nel Cimino - La vittima, per 24 anni, ha prestato servizio nelle officine di manutenzione dei mezzi lungo la tratta Roma-Viterbo

Meccanico muore di tumore, 200mila euro di risarcimento alla vedova

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La corte d'appello di Roma

La corte d’appello di Roma

Soriano nel Cimino – (sil.co.) – Meccanico Cotral muore per l’amianto dopo 24 anni di lavoro, 200mila euro di risarcimento alla vedova. 

La corte d’appello di Roma, ribaltando le sentenze precedenti, ha riconosciuto l’origine professionale del tumore al polmone del lavoratore.

Dopo una battaglia legale durata quasi un decennio si è conclusa con il definitivo riconoscimento del fatto che il tumore ai polmoni che nel 2016 ha ucciso un ex meccanico Cotral di 71 anni era direttamente legato alla sua attività lavorativa. 

La vedova dell’uomo — un’ottantenne residente a Soriano nel Cimino — ha ottenuto dalla corte d’appello di Roma il diritto alla rendita ai superstiti e alle indennità di legge, per un ammontare stimato dall’Osservatorio nazionale amianto (Osa) in circa 200mila euro.

Per ventiquattro anni, tra il 1976 e il 2000,  l’uomo ha prestato servizio nelle officine di manutenzione dei mezzi Cotral lungo la tratta Roma-Viterbo. Nel quotidiano intervento su freni, componenti meccaniche e guarnizioni imbottite d’amianto, il meccanico ha inalato costantemente le polveri sottili e nocive liberate dalle lavorazioni.

Nel 2016, l’insorgere dei primi sintomi — forte stanchezza, inappetenza e problemi respiratori — ha portato alla diagnosi di un carcinoma neuroendocrino polmonare. Il lavoratore si è spento pochi mesi dopo, il 29 settembre dello stesso anno.

A seguito della scomparsa, la moglie ha intrapreso una complessa vicenda giudiziaria per veder riconosciuta la malattia professionale. Nonostante il rigetto iniziale da parte dell’Inail e un primo verdetto sfavorevole emesso dal tribunale di Viterbo, la donna non si è arresa e, con l’assistenza dell’avvocato Ezio Bonanni, si è rivolta alla corte d’appello di Roma.

La perizia tecnica disposta dai giudici d’appello ha accertato il nesso causale tra l’attività lavorativa svolta in Cotral e l’insorgenza della patologia. Nella sentenza, ormai passata in giudicato, la corte ha inoltre ribadito un fondamentale principio di diritto a tutela dei lavoratori: qualora sia provata l’esposizione professionale all’amianto e la patologia rientri tra quelle tabellate, l’onere della prova si ribalta. Non spetta ai familiari dimostrare l’assenza di altre cause, bensì all’Inail fornire l’eventuale prova contraria.


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24 ottobre, 2026

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