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Tribunale - Cinquemila euro di risarcimento all'ex moglie - Vittima nascosta da un anno e mezzo in una casa rifugio col figlioletto

“Ti uccido e faccio a pezzi il cadavere”, 3 anni e mezzo di carcere per maltrattamenti

di Silvana Cortignani
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Dominga Martines e Paola Conti

L’avvocato Dominga Martines e la pm Paola Conti

Viterbo – A distanza di un anno e mezzo da quando, il 18 aprile 2025, minacciò di uccidere la moglie e di nasconderne il cadavere a pezzi, ieri un trentenne della Georgia è stato condannato dal collegio a tre anni e mezzo di carcere e 5mila euro di risarcimento per maltrattamenti aggravati in famiglia.

Mamma e figlioletto in casa rifugio. Vittima la ex compagna, una connazionale 29enne, laureata in farmacia nel suo paese d’origine, incinta di pochi mesi quando la coppia, nel 2022, si è trasferita in Italia. Dopo la denuncia, la donna è stata presa in carico dal centro antiviolenza Demetra, grazie al quale è tuttora ospitata col figlioletto in una casa rifugio, dove si mantiene facendo la badante.

Costretta a mantenerlo facendo le pulizie. I problemi sarebbero cominciati quando il marito, non riuscendo a tenersi un lavoro, avrebbe cominciato a frequentare brutte compagnie e a fare uso di sostanze stupefacenti, pretendendo che la moglie lo mantenesse facendo le pulizie, senza nemmeno occuparsi del bambino, insultandola e picchiandola tutti i giorni quando rientrava a casa.

Nascosta per pericolo di ritorsioni. “Un incubo”, ha riferito la donna alla pm Paola Conti, parlando del suo matrimonio con l’ausilio di un interprete perché le sarebbe stato impedito persino di imparare l’italiano. La stessa pm Conti che ieri ha chiesto una condanna a quattro anni e mezzo di reclusione. L’avvocato di parte civile Dominga Martines, chiedendo la condanna e il risarcimento dei danni,  ha sottolineato come la donna sia costretta a vivere ancora nascosta, perché in condizione di pericolo, per il timore di ritorsione da parte dei connazionali frequentati dall’ex marito.

“Ti uccido e faccio a pezzi”. Il 18 aprile 2025, le avrebbe detto “Ti uccido, ti taglio la gola. Tempo domani , sei morta. E dopo che ti avrò ucciso, metterò i tuoi pezzi in una busta e giornalmente li getto”. Quindi l’ha riempita di botte e mandata in ospedale, dove è stato attivato il codice rosa, diventato codice rosso dopo la querela del 20 aprile ai carabinieri. sfociata nella misura cautelare e nel processo col giudizio immediato. 

Cinquemila euro di risarcimento. Il trentenne, che non era presente in aula e non avrebbe più rapporti neanche col suo difensore, è stato condannato a tre anni e  mezzo di prigione in primo grado, e a un risarcimento di 5mila euro, dal collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, a latere le colleghe Giovanna Camillo e Ilaria Inghilleri.

Silvana Cortignani


Articoli: “Ti taglio la gola poi faccio a pezzi il cadavere”, giovane mamma conferma le minacce dell’ex – “Dopo che ti avrò uccisa, metterò i tuoi pezzi in una busta e li butterò un po’ alla volta…”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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20 ottobre, 2026

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