Alberto Motta
Civitavecchia – Tragedia sul lavoro al porto, tre società e l’assicurazione dentro il processo in qualità di responsabili civili per la morte di Alberto Motta.
È ripreso così, ieri davanti al giudice monocratico Simone De Santis del tribunale di Civitavecchia, il processo per la morte di Alberto Motta, il 29enne originario di Tarquinia morto la mattina del 10 febbraio dell’anno scorso alla banchina 25 dello scalo marittimo nel ribaltamento del muletto sul quale stava lavorando.
Uno “scenario inquietante”, secondo la polizia di frontiera, con riferimento alle carenze formative nell’ambito della sicurezza sul lavoro, “seppure a fronte di operazioni portuali caratterizzate da elevati rischi per i lavoratori”. Gli inquirenti hanno esaminato attentamente le immagini delle telecamere di videosorveglianza, riuscendo a stabilire le dinamiche dell’incidente. Il 29enne stava operando con un carrello elevatore, nella fase di movimentazione container, al momento del drammatico infortunio che gli è costato la vita.
Il procedimento si è aperto lo scorso 19 gennaio, quando la madre e il compagno si sono costituiti parte civile, chiedendo la citazione come responsabili civili della società per cui il figlio lavorava, della compagnia portuale, della ditta addetta alla movimentazione e dell’assicurazione.
Il giudice ieri ha sciolto la riserva, accogliendo l’istanza degli avvocati Franco Moretti e Luca Vettori e rinviando a maggio per perfezionare la costituzione delle parti, ovvero Rtc spa, Compagnia Portuale Civitavecchia, Manuport movimentazione (la società proprietaria della ralla portuale che ha travolto Motta) e Unipol Sai.
Quattro, come si ricorderà gli imputati che devono rispondere di omicidio colposo aggravato, essendo stata loro contestata dal pubblico ministero Martina Frattin l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Sono Agostino Morlino (amministratore della Rtc spa), Stefano Biondi (datore di lavoro delegato e responsabile del servizio di prevenzione e protezione della Rtc spa), Antonio Di Gravio (preposto alla sicurezza della Rtc spa) e Giammarco La Rosa (dipendente della società Compagnia Portuale Civitavecchia).
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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