Alberto Motta
Civitavecchia – Tragedia sul lavoro al porto, prima testimone dell’accusa la mamma di Alberto Motta, il 29enne originario di Tarquinia morto la mattina del 10 febbraio dell’anno scorso alla banchina 25 dello scalo marittimo nel ribaltamento del muletto sul quale stava lavorando.
Ieri l’ammissione delle prove davanti al giudice Simone De Santis del tribunale di Civitavecchia, dopo di che il processo ai quattro imputati di omicidio colposo e violazioni in materia di sicurezza sul lavoro è stato rinviato a fine giugno per l’ascolto dei primi testimoni del pubblico ministero Martina Frattin, ovvero la mamma di Alberto e il compagno della donna che pur non essendo il padre biologico lo ha cresciuto come un figlio.
Per ottimizzare i tempi sono state inoltre calendarizzate altre cinque udienze, da celebrare entro il mese di marzo del prossimo anno, per ascoltare tutti i testimoni della procura e due consulenti di parte.
Si sono costituiti nel frattempo tre responsabili civili su quattro, ovvero Rtc spa, Manuport movimentazione (la società proprietaria della ralla portuale che ha travolto Motta) e Unipol Sai. Tutti ad eccezione della Compagnia Portuale Civitavecchia,che può comunque farlo in ogni stato e grado del processo.
Il procedimento si è aperto lo scorso 19 gennaio, quando la madre e il compagno si sono costituiti parte civile, con gli avvocati Franco Moretti e Luca Vettori, chiedendo la citazione come responsabili civili della società per cui il figlio lavorava, della compagnia portuale, della ditta addetta alla movimentazione e dell’assicurazione.
Quattro, come si ricorderà gli imputati che devono rispondere di omicidio colposo aggravato, essendo stata loro contestata dal pubblico ministero Martina Frattin l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Sono Agostino Morlino (amministratore della Rtc spa), Stefano Biondi (datore di lavoro delegato e responsabile del servizio di prevenzione e protezione della Rtc spa), Antonio Di Gravio (preposto alla sicurezza della Rtc spa) e Giammarco La Rosa (dipendente della società Compagnia Portuale Civitavecchia).
Uno “scenario inquietante”, secondo la polizia di frontiera, con riferimento alle carenze formative nell’ambito della sicurezza sul lavoro, “seppure a fronte di operazioni portuali caratterizzate da elevati rischi per i lavoratori”. Gli inquirenti hanno esaminato attentamente le immagini delle telecamere di videosorveglianza, riuscendo a stabilire le dinamiche dell’incidente. Il 29enne stava operando con un carrello elevatore, nella fase di movimentazione container, al momento del drammatico infortunio che gli è costato la vita.
Silvana Cortignani
Civitavecchia – La manifestazione del 10 febbraio 2023 al porto per la morte del giovane operaio Alberto Motta
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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