Civita Castellana – (sil.co.) – Nonna materna e nonna paterna a confronto. È ripreso davanti al giudice Ilaria Inghilleri il processo per stalking all’uomo di Civita Castellana che pur di vedere la figlioletta l’avrebbe terrorizzata picchiando la nonna materna cinquantenne, tanto che la piccola si sarebbe nascosta in un armadio.
Violenza – Foto di repertorio
Nonne a confronto. La madre della ex – che è stata sentita in aula giovedì, così come la madre dell’imputato – ha confermato la circostanza dicendo di essere stata presa a cazzotti in testa a faccia dall’ex compagno della figlia al punto da svenire e che, nel frattempo, la nipotina di quattro anni e mezzo, assieme alla sua figlia più piccola di 11 anni, si erano nascoste in cameretta, dove la piccina, terrorizzata dal padre, è stata trovata nascosta dietro i vestiti all’interno dell’armadio.
Botte a suocera e cognato. Era una sera di fine luglio del 2022 e la nonna finì al pronto soccorso dell’ospedale Andosilla, accompagnata dal figlio ventenne, anche lui presente ai fatti e anche lui preso a pugni dall’ex cognato mentre cercava di difendere la madre. “Muori, sono venuto ad ammazzarti, chiama l’ambulanza che muori”, l’avrebbe minacciata mentre la riempiva di botte.
Lasciato la vigilia di Natale. Tutto sarebbe iniziato la vigilia di Natale del 2017, quando la ex compagna, con la figlioletta di pochi giorni, lo lasciò per tornare a vivere coi genitori e coi fratelli. “Lui si presentò sotto casa con cinque persone, spaventandoci a morte”, ha riferito la ex suocera. Un caso che nell’estate di due anni fa ha messo in moto lo stesso sindaco, intervenuto coi servizi sociali. “Gli stessi carabinieri ci consigliarono di allontanarci per qualche giorno, affinché si calmassero le acque, per cui andammo tre giorni in vacanza col camper sul lago di Bolsena. Al nostro ritorno era peggio di prima”.
Bimba contesa. “Ci sono sempre stati problemi per la bambina, perché lei non gliela faceva vedere”, ha sottolineato la madre dell’imputato e nonna paterna della piccola, sentita citata come teste della difesa dall’avvocato Andrea Danti, sostituito in udienza dalla collega Monica Fortuna. La legale, al termine dell’udienza ha chiesto di citare l’attuale compagna dell’imputato “perché il ritratto che ne sta uscendo non corrisponde al vero e merita che venga fuori la sua vera personalità”.
Negata aggravante. Il pubblico ministero, alla luce della testimonianza della nonna materna della bambina contesa, ha chiesto che al padre venisse contestata l’aggravante di aver commesso il fatto, vale a dire avere picchiato la donna e lo zio, in presenza della minore. Il giudice però ha ricordato che, essendo accusato di stalking, tale aggravante non è prevista per il reato, revocando la modifica del capo d’imputazione.
Collezionista di processi. Il processo riprenderà a maggio, “prima che scada la misura cautelare”, come ha sottolineato il giudice stabilendo la data del rinvio. L’uomo, per la cronaca, non è nuovo alle denunce da parte della ex e della sua famiglia ed è noto alle aule del palazzo di giustizia, essendo stato già condannato nel 2018 per stalking e avendo un altro processo in corso.
– “Pur di vedere la figlioletta picchia la nonna, terrorizzando la piccola nascosta in un armadio”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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