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Tribunale - Vittima una dipendente di banca - L'imputato è stato già condannato per diffamazione ai danni della stessa donna

Mamma di disabile costretta a licenziarsi, ex collega sindacalista alla sbarra per stalking

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L'avvocato Giuseppe Picchiarelli

L’avvocato Giuseppe Picchiarelli

Viterbo – (sil.co.) – Al via ieri davanti al giudice monocratico Ilaria Inghilleri del tribunale di Viterbo il processo per stalking a carico di un ex sindacalista di banca in pensione. Avrebbe spinto al licenziamento una ex collega, mamma di un figlio disabile. 

In aula l’imputato, difeso dall’avvocato Donatella Casini del foro di Firenze. Non era invece presente la presunta vittima, una ex bancaria 49enne che si è costituita parte civile con l’avvocato Giuseppe Picchiarelli e che sarà la prima ad essere sentita in autunno. Imponente la lista dei testimoni della donna, il cui legale ha già prodotto una copiosa documentazione, riservandosi di produrne altra, raccolta successivamente alla querela.

Il settantenne è stato rinviato a giudizio per stalking perché avrebbe reso impossibile la vita alla stessa ex collega, mamma di un minore disabile e che per questo usufruisce della 104, per cui è stato già condannato per diffamazione aggravata il 16 maggio 2022 dal giudice di pace, con una condanna per diffamazione aggravata a 300 euro di multa, al pagamento delle spese e al risarcimento dei danni da quantificare in sede civile.

I fatti contestati vanno da aprile 2019 a febbraio 2022. A marzo 2022 la 49enne, dopo 18 anni in banca, non ce l’avrebbe fatta più e si è licenziata, a causa delle vessazioni subite. Il calvario sarebbe cominciato nel 2019, quando l’imputato, in pensione già da un anno, avrebbe caldeggiato con lettere a direttori e una valanga di mail a colleghi il trasferimento della parte offesa presso un altro sportello dell’istituto nonostante la 104, definendola “soggetto sgradito” agli altri impiegati. Contro di lei, inoltre, l’ex sindacalista ha presentato nel luglio 2020 anche un esposto per truffa allo stato.

“Si tratta di una vicenda estremamente dolorosa poiché siamo di fronte a una forma di violenza, brutalità e vessazione di cui è vittima una lavoratrice, una madre, una donna che è stata costretta a subire condotte violentissime e reiterate che hanno stravolto la propria vita”, torna a dire il difensore di parte civile Giuseppe Picchiarelli. 

Tra le contestazioni una relativa al periodo del lockdown. L’imputato, a giugno del 2020, avrebbe inviato a firma “Pasquino” una mail a diverse persone, tra cui tre colleghe dipendenti dello stesso istituto, nella quale avrebbe riportato una foto della parte offesa, assente dal lavoro perché beneficiaria del permessi di cui alla legge 104 per assistere il figlio minore e invalido, esternando frasi offensive della sua reputazione. 

A scatenare “Pasquino” sarebbe stata per l’appunto la foto della parte offesa abbracciata al figlio, mentre stanno davanti al computer a fare i compiti in dad, che era stata postata su Facebook dalla vittima accompagnata dalla didascalia, ironica secondo la donna, come si evince dal contesto, “mi rilasso in 104”. 


Articoli: Sindacalista alla sbarra per stalking, parte civile lavoratrice madre di un disabile – Spinge lavoratrice-mamma di disabile a licenziarsi, ex sindacalista condannato per diffamazione – Spinge collega a licenziarsi, ex sindacalista accusato di diffamazione e stalking


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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17 maggio, 2024

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