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Crac Hi Real - Lo ha stabilito la cassazione - Sei anni l'artigiano finì ai domiciliari assieme ad otto manager nell'ambito di una maxi inchiesta della procura di Milano - Per Luca Fazi scattò la solidarietà dei clienti, con una pioggia di cuori rossi sulla serranda chiusa - Cinque i viterbesi coinvolti

Piccoli risparmiatori truffati, assolto in via definitiva il titolare della copisteria del Paradiso

di Silvana Cortignani
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Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Gli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta

Gli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta

Viterbo – Truffa ai piccoli risparmiatori, assolto in via definitiva il titolare della copisteria del Paradiso. Lo ha stabilito la cassazione. Sei anni fa l’artigiano finì ai domiciliari assieme ad otto manager nell’ambito di una maxi inchiesta della procura di Milano. Per Luca Fazi scattò la solidarietà dei clienti, con una pioggia di cuori rossi sulla serranda chiusa. Cinque i viterbesi coinvolti.

Definitivamente innocente

A distanza di sei anni dal clamoroso arresto, è stato confermata anche in terzo grado l’assoluzione del titolare della copisteria del Paradiso che tra lo sconcerto generale fu arrestato assieme a otto manager il 16 gennaio 2018 per la bancarotta milionaria della Hi Real, una società immobiliare quotata in Borsa. 

L’arresto di Fazi da parte delle fiamme gialle suscitò grande scalpore in città, sfociando in una gara di solidarietà che fece tappezzare di messaggi stampati su cuori rossi la serranda del negozio su cui all’epoca furono apposti i sigilli. 

Per l’artigiano, difeso dagli avvocati Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta, la lunga vicenda giudiziaria si è chiusa definitivamente giovedì, quando la corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal procuratore generale della corte d’appello e dalla pm milanese Bruna Albertini contro l’assoluzione da parte dei giudici di secondo grado.

“Nei guai per avere fatto il suo lavoro”

Presso la copisteria di Fazi, cui in primo grado fu inflitta la pena più lieve di due anni di reclusione per truffa in concorso, sarebbero state stampate le false obbligazioni.

“Luca Fazi – hanno sempre sostenuto i difensori – si è limitato a fare il suo lavoro. ‘Non solo copie’, come si evince già dal nome dell’esercizio commerciale di via della Caserma, ma anche servizio fax e servizi informatici”. Servizi che avrebbe fornito settimanalmente, nell’arco di cinque anni, anche a uno degli altri quattro viterbesi arrestati nell’ambito della stessa inchiesta, Franco Maria Mattioli. 

Pioggia di cuori rossi solidali

A pensarla come la difesa anche i clienti che, diffusa la notizia, si sono mobilitarono, attaccando una pioggia di cartoncini rossi a forma di cuore sulla serranda del negozio chiuso dall’autorità giudiziaria, su cui per i successivi quattro mesi ha fatto mostra di sé un mesto cartello bianco con la scritta “Chiuso per problemi elettrici, scusate”. Sui cuori messaggi di solidarietà e incoraggiamento: “Io sto con Luca”, “Io mi fido di Luca”, “Forza Luca non abbatterti”, “Pensa alla forza e al sostegno che ti può dare la tua famiglia”, “Fazi noi siamo con te”.

Furono arrestati cinque viterbesi

Il caso è quello della presunta truffa milionaria ai piccoli risparmiatori per mascherare il fallimento della Hi Real. Tra gli arrestati dalla guardia di finanza ci furono ben cinque viterbesi, tra cui spiccava proprio la figura dell’insospettabile artigiano, tutti condannati, il 20 gennaio 2020, a pene da un minimo di due anni a un massimo di 12 anni di reclusione. Con Fazi finirono a vario titolo a  processo con l’accusa di associazione a delinquere transnazionale, il faccendiere viterbese Franco Maria Mattioli, l’ex promotore finanziario di Fabrica di Roma Alberto Terzilli, Gianluca Palombo e Augusto Testa.

Fantomatico villaggio turistico extralusso in Nicaragua

Al centro della vicenda, tra l’altro, investimenti milionari per un fantomatico mega complesso turistico di lusso stile Costa Smeralda in Nicaragua, per realizzare il quale ben 117 clienti sarebbero stati vittime di una maxitruffa da oltre 16 milioni di euro in false obbligazioni, stampate presso la copisteria viterbese. I proventi, secondo l’accusa, sarebbero stati sistematicamente distratti per finalità personali, tra cui soggiorni, acquisto di gioielli e autovetture. Secondo la pm Bruna Albertini, tra le altre cose, i viterbesi si sarebbero addirittura avvalsi di un gruppo criminale organizzato di carattere transnazionale con sede in Nicaragua, assieme agli altri quattro  presunti complici, ovvero  Marco Sturlese, Alessandro Colamonici, Antonio Ercolani e Francesco Paganucci.

Cos’altro ha deciso la cassazione

In carcere finirono il presidente del consiglio d’amministrazione della Hi Real Spa e l’ex promotore finanziario, Alberto Terzilli e Franco Maria Mattioli, entrambi viterbesi. Oltre al broker spezzino Marco Sturlese. Ai domiciliari i tre viterbesi Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi. Oltre a Francesco Paganucci, Alessandro Colamonici e un altro indagato, l’unico assolto in primo grado. La suprema corte, sempre giovedì, ha annullato la sentenza impugnata nei confronti di Mattioli e Terzilli, limitatamente al reato di bancarotta documentale di cui al capo C, nonché ai soli effetti civili nei confronti di Ercolani. In relazione al reato di cui al capo A ha invece rinviato per nuovo esame ad altra sezione della corte d’appello di Milano, rigettando nel resto nei confronti di Mattioli e Terzilli e rigettando altresì il ricorso del broker spezzino Turlese, con condanna al pagamento delle spese processuali. In secondo grado era stato assolto con formula piena anche un altro viterbese, Gianluca Palombo, che era accusato di omesso controllo nell’ambito della bancarotta.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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1 giugno, 2024

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