– Omicidio di Oriolo, parte seconda.
E’ fissato all’8 ottobre il processo d’appello per Vasilica Goldum, il pastore 37enne romeno che uccise il fratello minore accoltellandolo al cuore.
Un solo fendente gli bastò per freddare Mihai, di un anno più giovane, che lavorava con Vasilica nella stessa azienda agricola a Oriolo Romano. La notte del 18 settembre 2011 tra i due fratelli scoppia una lite furibonda. Vasilica accusa Mihai di essere l’amante di sua moglie. Sono entrambi ubriachi. Mentre parlano il maggiore dei due stringe tra le mani il coltello che usa per i suoi lavori di pastorizia. E’ con quello che colpisce Mihai una sola volta. Al cuore.
Al processo di primo grado con rito abbreviato l’accusa ha sempre sostenuto la piena volontarietà del gesto, mentre la difesa puntava sulla tesi dell’incidente. Vasilica poteva aver accoltellato Mihai inavvertitamente, dopo che lui gli si era scagliato contro impugnando una sedia. Anche perché l’imputato lo ha sempre detto: non voleva ucciderlo. Voleva bene al fratello. Lo ha ripetuto anche in aula, poco prima della condanna a dodici anni: “Comunque andrà a finire, sarò addolorato per sempre. Non volevo ucciderlo“.
Ma il gup Salvatore Fanti non ha creduto né al tragico errore, né alla legittima difesa. Mihai era più ubriaco di Vasilica e sarebbe bastato questo a renderlo inoffensivo. La sentenza del 26 novembre 2012 lo condannò a dodici anni. Due meno di quanto richiesto dal pm Fabrizio Tucci.
Per la difesa rappresentata dall’avvocato Massimo Rao Camemi si apre, ora, la possibilità di ribaltare quella sentenza in appello.
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