Viterbo – (sil.co.) – Diceva agli scolaretti “non sei nessuno” e “non capisci niente”, maestra d’asilo davanti al gup.
Benedette le telecamere. Installate dalla procura a scuola dopo le segnalazioni di alcuni genitori e della dirigente, a tempo di record hanno smascherato la maestra d’asilo 64enne che il 26 maggio dell’anno scorso fu sospesa dall’insegnamento presso una scuola materna di un centro in provincia di Viterbo.
In seguito a più denunce che si sono succedute nel tempo, a carico della docente furono aperti dalla procura due fascicoli. Sul caso hanno indagato i pm Michele Adragna e Paola Conti, che hanno chiesto il rinvio a giudizio, giungendo all’individuazione di dieci vittime tra i 3 e i 5 anni.
L’udienza preliminare, in programma giovedì 11 luglio davanti al gup Giacomo Autizi, è stata però rinviata ancora una volta, al prossimo autunno, in seguito allo sciopero dei penalisti contro il sovraffollamento, i suicidi e le aggressioni nelle carceri.
Nel frattempo sono quattro i familiari pronti a costituirsi parte civile per i figlioletti, due dei quali difesi rispettivamente dagli avvocati Noemi Palermo e Giuseppe Picchiarelli del foro di Viterbo.
I presunti maltrattamenti furono filmati dalle telecamere nascoste dei carabinieri. “Te do una papagna”, avrebbe detto con linguaggio colorito agli scolaretti, minacciandoli di assestargli uno schiaffo se non le avessero ubbidito l’indagata, comparsa davanti al gip Rita Cialoni per l’interrogatorio di garanzia dopo l’esecuzione della misura cautelare.
“Ancora non ha imparato a sta’ seduta”. Tra i bersagli preferiti una bambina, che tra le altre cose avrebbe preso ripetutamente in giro per l’acconciatura dei capelli. In un’occasione, avvicinandosi alla piccola intenta a giocare, l’avrebbe aspramente rimproverata dicendole “metti bene questi piedi”, quindi passandole dietro e colpendo con un calcio la sedia come per metterla nella posizione corretta, dicendole “ancora non ha imparato a sta’ seduta, eh”.
“Ti butto dove butto i rami secchi”. Tra i vari episodi di cui la stessa bambina sarebbe stata vittima, ce n’è uno in cui la docente l’avrebbe ripetutamente offesa “intimandole prima di mettere a posto i giocattoli ed apostrofandola ‘imbecille’ poi dicendole ‘non capisci niente’. A un’altra scolaretta avrebbe urlato “stai zitta, non sei nessuno metti a posto i chiodini” e a un’altra ancora “non c’è niente da piangere, smettila, che ti butto dove butto i rami secchi”.
“Costretti a dormire piegati sui banchi”. Un’altra volta invece la maestra avrebbe preso con violenza un bambino per il braccio, mentre lo stesso stava mangiando uno yogurt, interrompendo la sua merenda e “rimproverandolo in modo volgare e scomposto, il tutto in risposta al fatto che il bambino avesse sorriso alla vista della stessa maestra che inciampava su uno sgabello”. Avrebbe inoltre costretto i bambini a dormire, con “una sorta di rituale non previsto da alcuna regola pedagogica”, ponendo e sventolando sul loro capo un foulard, subito dopo averli posizionati con il busto piegato sul banchetto e la testa appoggiata sulle braccia.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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