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Lettere al direttore - Castiglione in Teverina - Scrive il Tuscia Pride a seguito alla violenza transfobica di qualche giorno fa - La risposta di Carlo Galeotti

“Aggressione a due donne transgender, alcuni giornali hanno raccontato l’accaduto con espressioni volgari e non rispettose…”

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Le immagini delle conseguenze dell'aggressione denunciata da Giulia

Le immagini delle conseguenze dell’aggressione denunciata da Giulia

Le immagini delle conseguenze dell'aggressione denunciata da Giulia

Le immagini delle conseguenze dell’aggressione denunciata da Giulia

Castiglione in Teverina – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore Carlo Galeotti, vorremmo discutere con lei di alcuni fatti che abbiamo notato negli ultimi giorni e che ci destano non poca preoccupazione.

A seguito dell’aggressione transfobica avvenuta a Castiglione in Teverina alcune sere fa, diverse testate giornalistiche – non la sua – hanno raccontato quanto accaduto attraverso espressioni oggettivizzanti, volgari e non rispettose della dignità umana delle persone coinvolte.

Alcuni titoli che abbiamo avuto il dispiacere di leggere in questi giorni, come “trans picchiate alla festa del vino” o “le due trans convocate in caserma”, spogliano le persone di cui si parla delle loro identità e della complessità che le caratterizza in quanto esseri umani e le riducono semplicemente di fatto a cose di spettacolo, a fenomeni bizzarri di cui ci diverte leggere le vicende; titoli che richiamano immagini da “commedia all’italiana” funzionali solo a ottenere notizie percepite, secondo certi modi di concepire il giornalismo, come eccentriche e dunque maggiormente in grado di attirare lettori.

Riteniamo che l’utilizzo di espressioni e frasi di questo tipo non faccia altro che aggravare la sofferenza delle vittime arrecando loro ulteriore violenza, nonché in aggiunta che influenzi l’opinione pubblica e la popolazione tutta verso l’utilizzo di un linguaggio ugualmente transfobico.

Non ci sono sfuggiti, in più, i tentativi di delegittimazione della violenza subita dalle ragazze, messi in atto con l’intento di spacciare quello che è stato a tutti gli effetti un gesto d’odio e intolleranza come una “rissa tra ubriachi”.

Al di là di qualunque dettaglio di circostanza la violenza è sempre tale e perciò ingiusta; le ragazze avevano il volto tumefatto e di certo non se lo sono posto in quelle condizioni da sole, e la matrice transfobica dell’aggressione è più che evidente (vedasi la questione della banconota nonché il dubbio sull’identità di genere delle ragazze palesato da parte degli aggressori).

L’oggettivizzazione delle persone trans* e la vittimizzazione secondaria di chi ha subito gesti violenti insieme alimentano, dal nostro punto di vista, fenomeni pericolosi per tutte le persone Lgbt+, soprattutto nelle dinamiche relazionali che attraversiamo tutti i giorni, in particolare in famiglia, sul lavoro e a scuola; fenomeni quali la banalizzazione e la svalorizzazione dei soprusi e delle discriminazioni da un lato e, dall’altro, la paura per l’esternalizzazione di identità non-conformi ai canoni imposti dalla società per via dell’immagine distorta della transgenerità restituita da narrazioni come quelle oggetto di questa lettera – paura che può portare, in particolare in famiglia e da parte dei genitori, a tentativi di repressione di tali esternalizzazioni (il famoso: “sentiti quello che vuoi ma non dirlo in giro perché è pericoloso”).

Vediamo l’utilizzo di titoli e espressioni di questo tipo peraltro ogni qualvolta si racconta di tematiche Lgbt+ in senso più ampio nonché di violenze sessuali, discriminazioni di genere e temi in generale che riguardano soggettività oppresse e marginalizzate.

Crediamo che le giornaliste e i giornalisti debbano attenersi alla deontologia professionale e che possa essere buona pratica la loro adesione a quanto statuito dal Manifesto di Venezia, “Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto della parità di genere nell’informazione contro ogni forma di violenza e discriminazione attraverso parole e immagini”, che proprio al punto 7 enuncia la necessità di “illuminare tutti i casi di violenza, anche quelli più trascurati come nei confronti di prostitute e transessuali, utilizzando il corretto linguaggio di genere” e al punto 2 quella di “adottare un comportamento professionale consapevole per evitare stereotipi di genere e assicurare massima attenzione alla terminologia, ai contenuti e alle immagini divulgate”.

In questo senso, riteniamo utile ai fini della promozione dei diritti e della dignità delle persone Lgbt+ nonché ai fini del contrasto ad ogni forma d’odio, che le giornaliste e i giornalisti si approccino a tali tematiche prestando attenzione al linguaggio e alle narrazioni che diffondono.

In particolare, per mettere in atto una critica costruttiva, avremmo preferito leggere al posto dei titoli menzionati sopra frasi come “donne transgender aggredite a Castiglione in Teverina” oppure “vittime dell’aggressione di Castiglione convocate in caserma”.

Direttore, da responsabile di una testata, cosa ne pensa?

TusciaPride


Credo sia importante fare una riflessione sul linguaggio usato dai giornali per quanto riguarda in generale il rispetto dei diritti fondamentali di tutti i cittadini, al di là delle diversità di genere.  Una questione sulla quale, va detto, l’Ordine dei giornalisti sta producendo corsi di aggiornamento a getto continuo.

La questione si pone, purtroppo, ogni volta che si verificano atti di violenza con chi si ritiene portatore di diritti disuguali, è sempre la stessa. Invece di puntare il focus degli articoli sulla violenza subita, si inizia a “indagare” sulle “colpe” delle vittime.
Il classico “se l’è cercata”. Si indaga se una donna violentata era vestita in un modo o in un’altro. Se una ragazza transgender, come in questo caso, è più o meno appariscente o provocatoria. Insomma si nasconde il fatto certo della violenza dietro una serie di pregiudizi. Si nasconde, in questo caso, un atto chiaro di transfobia. Di violenza di genere.

Si preferisce non mettere in discussione i propri pregiudizi culturali.

In questo caso, nel quale non entreremo più di tanto, dovranno essere le forze dell’ordine a stabilire come sono andate le cose, un fatto appare certo: le due ragazze, le due donne sono state vittime di violenza. Le foto parlano chiaro. Il fatto che siano state costrette ad andare in ospedale, parla chiaro. Qualsiasi tipo di comportamento antecedente, non può mai giustificare la violenza. Questo vale per le donne, le donne transgender, e qualsiasi persona, qualunque sia il suo genere.

Credo, uscendo dalle piccole mura del provincialismo, che il problema più ampio sia proprio tutto da focalizzare sul linguaggio. Purtroppo stiamo attraversando un momento difficile, al di là dalle ipertelie del politicamente corretto, che sono controproducenti, il problema è che si vuole banalizzare la questione del linguaggio, delle parole che vengono usate.

Ecco: credo che il linguaggio sia a fondamento di un percezione corretta della realtà. Della difesa dello stato diritto, che non può non passare per la difesa dei diritti di tutti i cittadini, qualunque siano le loro pratiche sessuali. E proprio questo viene messo in discussione. Viene messa in discussione l’importanza del linguaggio in fatto di diritti.

Non voglio entrare nello specifico dei titoli citati, non voglio entrare nello specifico di certe narrazioni, sempre tendenti a colpevolizzare le vittime. Sempre tendenti a giustificare una violenza che non è mai giustificabile. Sempre tendenti a rendere facile il crogiolarsi nei propri pregiudizi da “ben pensanti”. Anzi da “malpensanti”, Quello che tengo a sottolineare è che il linguaggio è tutto, è il fondamento della nostra visione del mondo. Del modo in cui si intendono i diritti dei cittadini. Tutti i cittadini, che quando si negano i diritti identitari di una sola persona, si mettono in discussione i diritti di tutti.

Se una donna transgender si comporta in modo non corretto, ne deve rispondere come tutti. Ma nessuno dà il diritto di conciare come sono state conciate le due ragazze, le due donne. 

E il linguaggio usato in questi casi è tutto, checché ne dicano i Trump, i Vannacci, i Cruciani di turno, che fanno dei loro pregiudizi norma per tutti. Visione per tutti.

Ecco con la vostra lettera sarebbe interessante aprire un dibattito, alto, fuori dalle piccole mura cittadine, su cosa è veramente il linguaggio. Il linguaggio è tutto. E una parola, una narrazione non vale un’altra. E allora non possiamo non difendere narrazioni e linguaggi che tutelino i diritti delle persone. Mi verrebbe da dire nel segno di John Stuart Mill. John Stuart Mill della Servitù delle donne. Oggi forse il grande filosofo della libertà,  scriverebbe un saggio sui diritti dei cittadini Lgbt+, che poi sono i diritti di tutti. E non è un caso che quest’anno dedicheremo I pirati della bellezza alla battaglia contro la violenza sulle donne, che non si può non declinare anche in modo da interessare tutti i cittadini ad iniziare dalle persone Lgbt+.

Credo sia questo il livello che merita un argomento, una questione che vede in ballo i diritti di tutti i cittadini, nessuno escluso. Che i diritti o sono universali o non sono affatto.

Usciamo dalle piccole beghe localistiche di basso profilo e puntiamo all’essenziale. Il linguaggio, ribadisco, è tutto.

Carlo Galeotti


Articoli: Emanuel Alison Flamini “Aggressione transfobica, fatto riprovevole che rimanda a scenari cupamente medievali” – Giulia, la ragazza trans aggredita dal branco, in tv: “In dieci si sono scagliati contro di noi…” – “Fa piacere la vicinanza della sindaca Frontini, la invitiamo a proseguire nel percorso appena iniziato per cancellare ogni forma di violenza dal territorio…” – Luigi Telli: “Condanniamo l’aggressione, qualche silenzio fa riflettere” – Manuela Benedetti: “Esprimiamo solidarietà e vicinanza a Giulia e Alessia, condanniamo con fermezza questa violenza” – La sindaca Chiara Frontini: “Atto di violenza che è un attacco a principi d’inclusione e uguaglianza che guidano la nostra società” – Mirko Giuggiolini: “Aggressione transfobica: basta con la violenza sui nostri corpi, non lo possiamo più tollerare” – Massimo Erbetti (M5S): Aggressione transfobica in piazza: vogliamo una legge, in troppi pagano le mancanze di un governo che non difende tutti i cittadini…” – Enrico Mezzetti (Anpi): “Aggressione transfobica in piazza, sconfortante apprendere che la gente ha lasciato fare senza intervenire” – Mirco Luzi, sindaco di Castiglione in Teverina: “Condanno fermamente l’atto di intolleranza e di violenza” – Forza Italia: “Solidarietà alla persona aggredita, ripudiamo ogni forma di violenza” – Arcigay: “Spirale di odio alimentata da narrazione politica che guarda alle diversità come un pericolo” – “Siamo state aggredite da un branco di ragazzi, l’unica domanda che si facevano era se fossimo donne o trans”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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18 agosto, 2024

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