Viterbo – (sil.co.) – Telecamere in casa per spiare la moglie, entrerà nel vivo soltanto a settembre dell’anno prossimo il processo al 48enne della provincia rinviato a giudizio a giugno del 2022 per maltrattamenti aggravati in famiglia.
Imputato un ex marito che oltre ad avere installato in casa un sistema di videosorveglianza per tenere costantemente sotto controllo la moglie, secondo l’accusa avrebbe anche tolto l’assicurazione dall’auto per privarla della macchina, costringendola a farsi sostituire da una parente dell’imputato nella gestione del figlioletto.
L’incubo, per il figlioletto e la ex compagna, sarebbe andato avanti almeno sette mesi, da agosto 2020 a marzo 2021.
Il processo si è aperto giovedì davanti al giudice Giovanna Camillo, che ha rinviato al 25 settembre 2025 per sentire la parte offesa, parte civile con l’avvocato Francesca Bufalini, mentre l’imputato è difeso dagli avvocati Sante e Paolo Zampolini.
L’uomo è stato denunciato nella primavera del 2021 dalla ex moglie, per le presunte vessazione messe in atto durante gli ultimi mesi di matrimonio, di cui sarebbe stato vittima anche il figlioletto di 10 anni della coppia, che la madre, privata dell’uso della vettura, non avrebbe potuto accudire come avrebbe voluto e il padre avrebbe affidato sempre più di frequente a una sua parente, privando così a esautorarla di fatto dal suo ruolo di madre.
L’imputato, prima del rinvio a giudizio, su richiesta della difesa, è stato sottoposto a una perizia psichiatrica, in base alla quale, pur trattandosi di un soggetto borderline, sarebbe comunque capace di intendere e di volere.
Il 48enne, secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, tra le altre cose, avrebbe “proibito alla moglie di uscire per fare la spesa, lasciandola costantemente senza alcun sostegno economico ed iniziando a toglierle anche la gestione del figlio minore e quindi la possibilità di accudirlo, accompagnarlo a scuola e sostituendola in tali compiti con la zia”.
– Telecamere per spiare la moglie, 46enne a giudizio per maltrattamenti
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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