Latina – (sil.co.) – Rapina con sequestro ai proprietari del golf club di Aprilia, definitive tre condanne per complessivi 11 anni e 5 mesi ai due viterbesi e al macedone arrestati nel Viterbese nell’ambito dell’operazione “Oasi”, sfociata il 3 novembre 2021 in sei misure di custodia cautelare, a distanza di un anno dal feroce colpo in villa messo a segno l’11 luglio 2020. La cassazione, nello specifico, ha confermato le due condanne a 3 anni e 8 mesi e la condanna a 4 anni e 2 mesi inflitte agli imputati in secondo grado.
Rapina golf club Aprilia – I tre arrestati a Vetralla e Montefiascone
Le misure furono eseguite tra Vetralla, Montefiascone, Bologna, Acilia e Fiumicino. In azione i carabinieri del reparto territoriale di Aprilia in collaborazione con i militari del nucleo investigativo di Viterbo. Finì in carcere Romolo Esposito, 72 anni, con precedenti per rapine e furti, residente a Vetralla; ai domiciliari il nipote Argentino Esposito, 38 anni, residente anche lui a Vetralla; ai domiciliari anche Redzep Bajrami, 36 anni, originario della Macedonia, residente a Montefiascone.
Lo scorso 18 settembre la cassazione ha bocciato i ricorsi presentati dagli imputati, tutti di etnia rom e legati fra loro da vincoli di parentela, contro la sentenza con cui, il 30 aprile scorso, la corte d’appello di Roma ha rideterminato le condanne inflitte in primo grado il 24 marzo 2023 dal gip del tribunale di Latina per rapina pluriaggravata in concorso e incendio.
Grazie allo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, il 72enne era stato condannato in primo grado a 5 di reclusione e 1.600 euro di multa e gli altri due a 4 anni, 5 mesi 5 e 10 giorni di reclusione oltre a 10mila euro di multa.
Lo scorso 30 aprile, la corte d’appello, nel prendere atto dell’accordo processuale raggiunto dagli imputati, ha rideterminato le pene finali in quelle, concordate dalle parti e che ha stimato congrue, di anni quattro e mesi due di reclusione ed euro 1.200 per il 72enne, anni tre e mesi 8 di reclusione ed euro 900 di multa ciascuno per il 38enne e il 36enne.
Pene diventate adesso definitive dopo che la cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati.
Carabinieri
“Sodalizio criminale specializzato in rapine in villa”. L’indagine, convenzionalmente denominata “Oasi” dal nome della tenuta “Oasi Golf Club”, ha consentito – come si legge in una nota dei carabinieri – la disarticolazione di un sodalizio criminale specializzato nella consumazione di “rapine in villa”, la cui efferatezza aveva terrorizzato, in particolar modo, i proprietari del club, una facoltosa coppia di immobiliaristi romani, la famiglia Lanza, rappresentando un potenziale pericolo anche per i residenti della zona.
Coppia aggredita da cinque banditi armati di coltelli. A luglio 2020, il proprietario della villa ad Aprilia, Paolo Lanza, aveva denunciato ai carabinieri che, alle 22,30 dell’11 luglio, cinque persone travisate ed armate di coltelli si erano introdotte all’interno della sua abitazione e, dopo averlo legato assieme alla consorte Marina e al domestico, si erano impossessate di una pistola cal. 9×21, di una carabina cal.12, di due autovetture di sua proprietà (una Mercedes Clk e una Fiat Doblò) e delle chiavi dell’abitazione romana ubicata ai Parioli, dove i rapinatori si erano successivamente recati, lasciando uno dei cinque malviventi ad Aprilia per fare il palo e asportando dalla casa 7.000 euro in contanti.
Il tragico suicidio del custode-talpa delle vittime. Il 9 marzo 2021, un fatto inquietante. Durante una perquisizione dei militari dell’arma presso l’Oasi Golf Club, nel corso della quale furono trovati armi e droga, il domestico 33enne, Supun Dawatage, originario dello Sri Lanka, rapito anche lui insieme ai Lanza nel luglio 2020, si uccise sparandosi un colpo di pistola in testa. La notte della rapina, come raccontò Marina Lanza, l’uomo fu picchiato barbaramente dai rapinatori. Si è poi appreso che il 33enne era cugino di Mihindukulasuriya e che fungeva da basista per la banda. Secondo le ipotesi investigative, l’uomo si è suicidato una volta che si era visto incastrato dalle indagini serrate dei carabinieri i quali, per di più, trovarono nella sua disponibilità droga e armi.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.
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