Capranica – Femminicidio sfiorato a Capranica, l’accusa chiede la condanna a otto anni di reclusione in primo grado di Alberto Aniello, confermando il tentato omicidio, col riconoscimento dell’attenuante della scemata capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto. La vittima è stata colpita con cinque coltellate mentre faceva la valigia per scappare dall’uomo che per poco non l’ha uccisa. Fra una settimana la sentenza.
Carabinieri e 118
Presente in aula l’imputato. Si tratta di un ex poliziotto sessantenne, Alberto Aniello, difeso dagli avvocati Federica Ambrogi e Amedeo Centrone, arrestato nel primo pomeriggio del 29 gennaio 2021 mentre la ex compagna veniva portata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle dopo essere stata trovata dai soccorritori in fondo alle scale di casa in una pozza di sangue. La donna ieri in tribunale non c’era.
Vittima una 58enne d’origine polacca. Quattro anni fa è raggiunta da tre fendenti all’addome e due alla schiena, uno dei quali vicinissimo al cuore. Uno dei fatti di sangue più cruenti ai danni di una donna avvenuti di recente nel Viterbese, a Capranica. L’imputato è stato rimesso in libertà il 9 settembre 2022 per decorrenza dei termini, prima della fine del processo di primo grado in corso davanti al collegio, dopo un anno e otto mesi trascorsi nel carcere viterbese di Mammagialla. Parte civile con l’avvocato Ernestina Portelli del foro di Roma la 58enne.
“Salva perché prontamente soccorsa”. Un femminicidio sfiorato, secondo il pubblico ministero Michele Adragna, che nel chiedere una condanna a otto anni in primo grado ha sottolineato come durante il dibattimento non siano emersi dubbi sull'”animus necandi” dell’imputato. “La vittima non è mai stata in pericolo di vita, ma solo perché è stata prontamente soccorsa dal vicino di casa che ha chiamato i carabinieri e il 118 trovandola a terra sanguinante e perché è stata sottoposta a un congruo intervento chirurgico da parte dei sanitari”, ha ricordato il magistrato.
“Ti ammazzo, non vai da nessuna parte”. È lo “spirito” che avrebbe armato la mano del sessantenne, quando le ha sferrato cinque coltellate “perché lei ha deciso di emanciparsi da lui e ha fatto la valigia”. “All’arrivo dei carabinieri, era disteso sul divano, in una dimensione tutta sua, e diceva ‘voglio morire’. Un quadro psicologico di grave sofferenza e rabbia, perché aveva perso il controllo sulla famiglia”, ha sottolineato il pm nella sua requisitoria.
“Un delitto dettato dall’impeto e dalla passione”. Ha proseguito il pm. “La cui dinamica è un caso di scuola di tentativo di omicidio, prendendo atto dell’attenuante della scemata capacità di intendere e di volere al momento del fatto che, partendo da una pena base di 12 anni, fa scendere la richiesta a 8 anni di reclusione”. Adragna ha quindi sottolineato la necessità della libertà vigilata “con obbligo di cura, presso una comunità terapeutica”.
Il pubblico ministero Michele Adragna
L’allarme del vicino. L’accoltellamento è avvenuto attorno alle 14, 20 del 29 gennaio di tre anni fa. L’allarme dato dal vicino che per primo ha soccorso la 58enne, è scattato alle 14,26. Per primo è giunto un carabiniere della locale stazione. Alle 14,40 è arrivato il 118. L’ambulanza è ripartita con la paziente a bordo alle 15,20, dopo che i sanitari hanno medicato sul posto le ferite.
Operata nel cuore della notte. La vittima è giunta al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle alle 15,50 con un codice rosso. Alle 2 di notte la parte offesa è stata condotta in sala operatoria dove le è stato apposto il drenaggio per il pneumotorace derivato dal colpo che ha raggiunto il polmone e sfiorato il cuore. La coltellata che ha sfiorato il cuore della vittima poteva ucciderla, mentre la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti – come è stato abbondantemente detto – sarebbe stata fortemente scemata.
Tre coltelli da cucina. Tutti dello stesso set, sono quelli usati dall’imputato contro la compagna: da 8, 13 e 18 centimetri. “La parte offesa non è mai stata in pericolo di vita, ma il colpo sferrato sotto il seno destro, che ha provocato lacerazioni e contusioni al polmone nonché sfiorato il cuore, poteva essere mortale”, ha detto in aula il medico legale Giorgia Ciancolini.
“Non ricordo”. Dell’accoltellamento Aniello, il cui esame risale all’11 aprile dell’anno scorso, ha detto in tribunale di non ricordare nulla: “Per non vedere che se ne stava andando via, mentre si preparava ho ingoiato un flacone intero di Xanax e una scatola di sonniferi. Mi sono risvegliato in ospedale la sera del 30 gennaio in ospedale, quando sono venuti a prendermi i carabinieri per portarmi al carcere di Vasto”.Non ha mai chiesto scusa.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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