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Viterbo - Il commissario straordinario della Asl Egisto Bianconi: "La nuova struttura deve fare propri i valori della cura, dell'accoglienza e dell'umanità" - Ieri l'inaugurazione con il presidente della regione Rocca e il vescovo Piazza - FOTO E VIDEO

“Ospedale Santa Rosa, per passare dalla torre chirurgica alla sala operatoria ci vorranno 3 minuti… e non più 25 come accadeva in passato”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Per passare dalla torre chirurgica alla sala operatoria ci vorranno 3 minuti, e non più 25 come accadeva in passato”. Il commissario straordinario della Asl di Viterbo Egisto Bianconi, uno dei protagonisti, ieri mattina, dell’inaugurazione e del definitivo completamento dell’ospedale Santa Rosa e, più in generale, del rilancio dell’intera struttura.

Una nuova ala che fa balzare i posti letto dagli attuali 326 a 455, andando così a influire sulla capacità di presa in carico di specifici bisogni di salute, con particolare attenzione all’attività chirurgica che potrà contare su 155 posti letto, contro gli 82 attualmente utilizzati.


Ospedale Santa Rosa

Ospedale Santa Rosa


“L’ospedale Santa Rosa – dice Bianconi – deve essere un punto di riferimento per il territorio e deve incarnare dei valori: cura, accoglienza e umanità. Valori che devono animare le nostre azioni e i nostri servizi. Un luogo che possa essere abbracciato dalla provincia. Un ospedale in grado di diventare un’eccellenza di tutta la regione Lazio. Quello di oggi non è solo un traguardo ma un punto di partenza per tutto quello che vogliamo costruire”.


Egisto Bianconi

Egisto Bianconi


“Inizierà infatti – continua Bianconi – un periodo di grandi trasformazioni e di interventi di riqualificazione che interesseranno anche i blocchi preesistenti, nella prospettiva di creare una torre medica con gli stessi livelli di qualità della nuova ala appena attivata e con una razionalizzazione dei percorsi sanitari e di accoglienza. Una nuova ala volta a produrre dei benefici sia per i cittadini assistiti e per i loro cari, sia per gli operatori sanitari”.



Assieme a Bianconi, ci sono anche il presidente della regione Francesco Rocca e il vescovo Orazio Francesco Piazza. Seduti all’interno della tecnostruttura appositamente allestita per l’inaugurazione, tutte le autorità civili, religiose e militari del territorio. All’esterno la statua di santa Rosa, dono della Banca Lazio Nord, e un’immagine visiva degli ingressi del tutto nuova. Infine la visita guidata all’interno della nuova torre chirurgica organizzata dal responsabile della comunicazione della Asl Luca Poleggi.



“Se immaginiamo che la nuova torre chirurgica moderna è direttamente collegata con i blocchi operatori – sottolinea Bianconi nel suo intervento -, significa fare un passo avanti enorme. Fino a ieri un paziente dal reparto alla sala operatoria impiegava almeno 25 minuti. Oggi ne impiega soltanto 3. E questo per noi è un grande successo”.

La nuova ala del Santa Rosa, 12 i milioni di euro investiti, è in buona parte popolata con le unità operative di chirurgia generale oncologica, chirurgia vascolare, chirurgia a ciclo breve, ortopedia e urologia.



“Provo un profondo orgoglio per tutto il personale di questa azienda – prosegue Bianconi -. Uomini, donne, medici, infermieri, operatori sanitari, personale amministrativo. Hanno tutti lavorato con passione, impegno e straordinaria professionalità, senza mai perdere la fiducia che sarebbe stato possibile creare un ospedale vero a Viterbo. Un ringraziamento particolare va poi ai pazienti, cuore della struttura, che hanno affrontato con disponibilità e tolleranza questo periodo di transizione”.


Francesco Rocca

Francesco Rocca


“Avevo preso un impegno all’inizio del mio mandato – commenta Rocca -: far cessare il continuo andirivieni dalle province verso Roma per trovare risposte ai bisogni di salute. L’ospedale Santa Rosa è all’altezza dei pazienti e di tutti i professionisti che ogni giorno si dedicano alla loro cura. E questo in un ospedale è fondamentale per attrarre nuovi professionisti. Intitolarlo infine a santa Rosa non è soltanto una scelta religiosa, ma anche laica. Per ancorare questo ospedale alla sua città e al vissuto della comunità della Tuscia”. 



“Con l’intitolazione a santa Rosa – spiega il vescovo – si va a cogliere l’essenziale che non dobbiamo mai dimenticare: la centralità delle persone. Parlare di sanità e salute potrebbe sembrare solo un momento strumentale per promuovere le sue funzionalità. È invece fondamentale guardare alla persona, alle sue necessità e ai suoi bisogni. Un principio che possiamo cogliere nella spiritualità di Rosa. Fragilissima nella salute, ma solida nell’impegno e nella capacità di rispondere ai bisogni del suo tempo.


Orazio Francesco Piazza

Orazio Francesco Piazza


“Ogni cosa che viviamo nella vita – conclude infine Piazza – deve concentrarsi nell’ascolto i bisogni, adeguando le strutture a questi ultimi. Il tutto giocato attorno a due parole importantissime: fiducia e affidabilità”.

Daniele Camilli


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1 febbraio, 2025

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