Viterbo – (sil.co) – Vendono per 700 euro a una coppia di antiquari del capoluogo una fontana in peperino rubata a Villa Cornelia il 14 febbraio 2022, tre “mercanti d’arte” a processo per ricettazione davanti al giudice Giovanna Camillo.
Il furto è stato denunciato ai carabinieri da una delle titolari della società immobiliare proprietaria della storica dimora cinquecentesca di Ponte dell’Elce, una villa-fortezza che con la sua torre del XIII secolo si affacciava a difesa della zona sud della Viterbo medievale, con funzioni di presidio militare sul fosso Roncone.
“Abito poco lontano e passando ho visto il cancello aperto, il lucchetto rotto e tracce di pneumatici sull’erba. Mi sono inoltrata nel giardino monumentale della villa, pieno di statue e sculture, e ho visto che mancavano la fontana di peperino a due vasche che stava sul piazzale e un camino, che non è stato più ritrovato”, ha spiegato ieri la donna, sentita come testimone.
La fontana è stata ritrovata pochi giorni dopo dai carabinieri presso un antiquario sulla Cassia, che l’aveva comprata su segnalazione di uno degli imputati-
“Mi mandò una foto su Whatsapp, dicendomi che la fontana era del suocero e che stava in un deposito al Poggino, chiedendomi mille euro. Ci accordammo per 700 euro, dopo di che andammo a caricarla”, ha riferito l’antiquario, che contava di rivenderla per una somma sui 1200-1300 euro.
Al Poggino c’erano tutti e tre gli imputati, difesi dagli avvocati Luigi Mancini e Luigi Sini.
“Oltre a colui che mi aveva proposto l’acquisto, quello della ricevuta di pagamento e un altro col furgone bianco, su cui la fontana è stata caricata e poi portata nel mio piazzale, dove l’hanno trovata i carabinieri ed è stata restituita agli aventi diritto”, ha proseguito.
La fontana, come tutto il resto di Villa Cornelia, sono beni di interesse storico-culturale catalogati dalla Soprintendenza. Gli imputati potranno, se vorranno, farsi interrogare il prossimo autunno, quando è prevista anche la discussione.
Villa Cornelia e il suo “giardino segreto” a due passi dal centro
La villa-fortezza, nata nel medioevo, è stata trasformata in un piccolo parco dei mostri nel Cinquecento da madonna Cornelia Nini De Valentibus, ricca e pia vedova viterbese si trovò a gestire tutti i beni di famiglia. Tutte le figure del parco sono scolpite in peperino vivo. Nel XVI secolo si comincia a sfruttare il complesso come casino di villeggiatura o di caccia, con la creazione del giardino e delle fontane. Tra la fine del XV secolo e la prima metà del XVII, la dimora entra a far parte del patrimonio di donna Olimpia Maidalchini, gran signora del feudo di San Martino al Cimino e del palazzo che sorge accanto a porta san Pietro a Viterbo. Nel tardo Settecento il passaggio alla famiglia De Gentili. Secondo il catasto Gregoriano del 1870 la tenuta era sempre di proprietà della famiglia De Gentili.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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